Questo mi pare un buon tema per tornare sulle parole della nostra passione. Ci pensavo stamattina, mentre caricavo sul sito il testo delle impressioni di guida della BMW 640i Gran Coupé, la prima “coupé a quattro porte” della Casa tedesca. Io lo so – ormai vi conosco – quanto vi fa innoridire la definizione di “coupé a quattro porte”, però è anche vero che dobbiamo in qualche modo distinguere le “quattro-porte-derivate-dalle-coupé” dalle berline vere e proprie. Perché non sono esattamente la stessa cosa.
Ebbene, guardando quella nuova BMW, all’improvviso ho come avuto la sensazione di averla già vista un’automobile così, come se un file “coupé a quattro porte” fosse stato già aperto in passato. Non so se avete presente quando un’idea è sul punto di nascere: ecco, quella sensazione lì.
E poi mi sono ricordato di questa copertina di Quattroruote (ottobre 1980) e di quell’automobile, la Lancia Gamma Scala, che turbava i miei sonni pre-adolescenziali. Nato e cresciuto in una famiglia di Lancisti, non potevo restare indifferente all’eleganza di quella “coupé a quattro porte” ante litteram. Pininfarina, va detto, s’era cimentato sul tema già qualche anno prima, quando aggiunse due porte alla Fiat 130 Coupé (io ero troppo piccolo per restarne folgorato). Dimostrando che si potevano ottenere belle berline partendo dalle coupé.
42 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Gli automobilisti sarebbero disposti a pagare per disporre in automobile di strumenti che consentano loro di essere connessi e produttivi. È quanto emerge da uno studio della J.D.Power and Associates sulle tecnologie emergenti nel settore automotive negli Stati Uniti. Gli automobilisti americani sono molto interessati alle tecnologie che rendono più sicura la propria vettura, ma sta crescendo l’attenzione verso le funzionalità e i dispositivi che consentono loro di essere produttivi e connessi a internet. Circa il 70% degli intervistati – parliamo di circa 17.400 proprietari di veicoli in tutto – ha risposto che pagherebbe per avere la connessione wi-fi nell’abitacolo e una percentuale analoga sarebbe disposta a spendere 750 dollari per un sistema anticollisione (evidentemente le due cose sono in qualche modo una la conseguenza dell’altra…). Addirittura il 20% degli automobilisti interpellati ha ammesso che si lascerebbe (probabilmente o sicuramente) sedurre da sistemi di guida autonoma – tipo l’auto senza guidatore di Google – se l’aggravio di prezzo fosse intorno ai 3.000 dollari. Altro che cambio manuale… Questi non hanno nemmeno più voglia di guidare! M’immagino già le risposte se l’avessero chiesto a voi di descrivere cosa vorreste avere sulla vostra automobile: trazione posteriore, sospensioni a quadrilateri, scarico aperto…
50 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>L’altra sera, con un gruppo di amici molto appassionati d’auto, tutti molto competenti, s’è accesa una bella discussione attorno allo Start&Stop, il sistema che spegne il motore al semaforo, per capirsi. L’ho fatta semplice: in realtà, il dispositivo è molto più sofisticato di quello che sembra, è indubbiamente un costo supplementare, ma contribuisce a ridurre consumi ed emissioni.
Naturalmente, lo Start&Stop ha un impatto anche sulle nostre abitudini di guida e, a quanto pare, ha già diviso i guidatori in due: da una parte quelli come me, che lo utilizzano e lo apprezzano, dall’altra quelli come i miei amici, che hanno persino chiesto alla concessionaria di disattivarlo in via definitiva (senza riuscirci: è talmente integrato con gli altri sistemi dell’auto che non è possibile farlo). Mi chiedevo voi da che parte state, se l’avete provato e cosa ve n’è parso.
Twitter: @carlodigiusto
122 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Non so se avete fatto caso all’articolo in home page oppure sulla nostra fan page su Facebook in merito alla nostra iniziativa Ruote in città. Ve ne sto parlando per un motivo molto semplice: oltre a provare le automobili più ecologiche del momento (così, anche solo per discutere in seguito a ragion veduta) e farsi un’idea piuttosto precisa di dove sia arrivato il progresso, sarà anche e soprattutto una bella opportunità per conoscerci di persona. Io sarò lì il sabato mattina, ma già da domani molti di noi – compresi direttore e vicedirettori – saranno a disposizione di chi vorrà venire a trovarci. Cominciamo col darci appuntamento a Milano e chissà che in futuro non ci possano essere altre opportunità anche in altre città d’Italia.
Ah: e poi non dimenticatevi del Raduno dei Raduni! Su due giornate!
Twitter: @carlodigiusto
14 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Che gli automobilisti siano il bancomat dei governi italiani non è un novità di oggi. E non varrebbe neppure la pena di parlarne ancora, per lo meno qui a Vairanoring, se non fosse per l’impatto della pressione fiscale e dell’aumento insostenibile del prezzo dei combustibili sul prodotto automobile. Il caro-auto, è ovvio, non condiziona solo le nostre abitudini, ma obbliga anche i costruttori a prendere le specifiche contromisure. Non sarebbe la prima volta.
Negli anni Ottanta, persino un marchio prestigioso e assoluto come Ferrari si dovette adeguare a un regime fiscale che penalizzava le auto con cilindrata superiore ai due litri: nacque così la 208 (con un aspirato da 155 CV…). La BMW, qualche anno più tardi, introdusse la 320is (con la s minuscola, mi raccomando), che altro non era che una M3 con parafanghi stretti e motore “duemila” trasparente al fisco italiano.
Visto il contesto, insomma, prepariamoci a vetture adeguate al nostro mercato. Magari non sarà più il caso delle sportive anni Ottanta, ma di sicuro non saranno solo modelli low cost. Anzi, qualcuna è anche già arrivata: mi vengono in mente le Mercedes-Benz Classe M e Classe S con il motore a quattro cilindri, la BMW Serie 1 EfficientDynamics Edition, l’Audi A8 Hybrid (che monta un due litri), l’Alfa Romeo MiTo TwinAir…
58 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Mi sono commosso, oggi pomeriggio, quand’è arrivata la notizia della scomparsa, direi prematura vista l’età, di Ferdinand Alexander Porsche. Lì per lì l’ho presa come una brutta notizia, qual è, del resto… poi, nel rileggere il pezzo che l’amico Lorenzo Corsani ha generosamente mandato in redazione, mi sono accorto che avevo gli occhi lucidi. Non mi capita spesso di commuovermi per persone che non ho conosciuto… ricordo di aver pianto per Gilles Villeneuve quand’ero un ragazzino, ecco.
Oggi è successo di nuovo per “Butzi” Porsche. Dev’essere per via della potenza di quello che ci ha lasciato, quell’inconfondibile profilo che accompagna i sogni di ogni sano appassionato d’auto. Una linea tra le infinite che avrebbe potuto scegliere. Creatività, intuito, ingegno, esperienza, colpo d’occhio, gusto… Pensate a quanta percentuale d’Uomo può esserci dentro un’automobile. Il bello è che la sappiamo riconoscere.
34 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Ve lo dico subito: a me, le auto a tre volumi non dicono un granché, vuoi per una questione di gusti, vuoi per il mio stile di vita. Però ci sono automobilisti che le apprezzano e probabilmente sono molti di più di quello che sembra. M’è bastato scorrere i commenti in calce alla notizia della Fiat Viaggio, la quattro porte prodotta in Cina, per avere la conferma che il partito delle berline a tre volumi è vivo e vegeto anche da noi. Oltretutto, alle tre volumi già esistenti, se ne aggiungeranno di nuove: mi vengono in mente le future Audi A3 e Mercedes-Benz CLC (o CLA), la Seat Toledo e la Skoda Rapid, ma anche la Chevrolet Malibu, per citare una novità imminente. Il dubbio (che poi dubbio non è) è che il fenomeno non dipenda tanto dal ciclico rincorrersi di tendenze temporaneamente abbandonate o da rinnovate necessità (vere o presunte) di noi automobilisti, quanto piuttosto dall’influenza che ormai esercitano i grandi mercati in crescita. Dove le sedan (come le chiamano loro) vanno per la maggiore.
64 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Con la chiusura del Salone di Ginevra, ricorderete (non è passato un secolo…) abbiamo lanciato sul sito un sondaggio su quale tra Audi A3, Volvo V40 e Mercedes-Benz Classe A avesse maggiormente incuriosito i nostri lettori. Beh, dei circa tremila appassionati che hanno espresso la propria preferenza, quasi la metà (il 48,6% per l’esattezza) ha premiato l’inedita Mercedes, mentre solo una minoranza – il 13,6% – ha gradito la terza generazione dell’A3. Un terzo abbondante dei voti (37,9%), infine, se l’è accapparrato l’outsider svedese.
Possiamo leggere il risultato in un altro modo. La logica evolutiva – quella che ha contribuito, per dire, al planetario successo della Golf – ha meno appeal dei cambiamenti radicali, come quello della Classe A, cresciuta da monovolume compatta a hatchback. D’accordo l’effetto novità, ma non è che per caso siamo particolarmente sensibili al tema del cambiamento?
55 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>E anche il Salone di Ginevra è passato. Lo dico con un certo sollievo, ché quest’anno è stato più impegnativo del solito: non le ho contate tutte, ma le novità erano veramente tante. Forse persino troppe, verrebbe da dire se non fossimo gli insaziabili appassionati quali siamo. Se avete seguito il nostro Speciale Ginevra, avrete sicuramente fatto mentalmente una classifica delle vostre preferite, che v’invito a condividere qui. L’ho fatta anche io, ovviamente, e mi sono anche chiesto che automobile avrei scelto per tornare a Milano (dovreste saperlo, conoscendomi…). Però, vi devo confessare che la curiosità professionale è più forte della passione: così, quello che mi piacerebbe veramente fare è una vera esperienza d’uso quotidiana con un’automobile elettrica. E a Ginevra c’era la Zoe. Ora, al di là del fatto che trovo bellissimo il nome (non chiedetemi perché, ma mi fa venire in mente Parigi in una di quelle fotografie di Willy Ronis scattate di domenica), quello che mi incuriosisce è il rapporto che si può instaurare con un’auto non convenzionale, voglio sapere a che punto del processo di cambiamento siamo giunti. E soprattutto ho voglia di sorprendermi. Voi, invece?
108 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Riprendiamo il discorso sulle parole della nostra passione. Molto spesso, quando si parla di certi tipi di automobili, c’è sempre quello che tira in ballo l’inutilità, che sentenzia: “Macchina inutile”. Sì, sì: andate a cercare tra gli oltre cento interventi al mio post sulle Suv, tra i commenti alle notizie, nel forum. Non ci metterete molto a trovarne uno… Ora, vi confesso, a me sfugge il significato di quell’espressione. E ce l’ho messa tutta per cercare di capirla, lo giuro, ma l’unica conclusione alla quale sono giunto è che si tratti di una superficiale espressione di disprezzo (per non definirla in altro modo, esiste una parola precisa…).
Curiosamente, la presunta inutilità è spesso associata ad automobili che, a vario titolo, gravitano intorno alla sfera del lusso: ammiraglie, sportive, Suv, esemplari unici, cose così. Ora non ho voglia di tirare in ballo il trito e ritrito aforisma di Oscar Wilde, ma posso citare l’incipit di un discorso che Ferry Porsche fece davanti a una platea di attoniti giornalisti: “Le Porsche sono automobili inutili, ma tutti le vogliono”. Questo per spiegare che per fortuna esistono automobili capaci di andare molto oltre la mera funzione di trasporto: automobili capaci di emozionare, di soddisfare, di appagare, di gratificare e di premiare chi se le può permettere e chi le sa apprezzare, anche solo vedendole passare. Gente tipo noi, insomma. E questo solo per restare a un livello superficiale. Perché se invece scendiamo in profondità, si scopre che tutte queste automobili inutili, alla fine sono tutt’altro che inutili: andatelo a dire agli operai di Maranello, di Sant’Agata Bolognese, di Molsheim o di qualunque altro posto al mondo dove si costruiscono le cosiddette auto inutili che quello che fanno è inutile…
179 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>