Prestereste la vostra auto al vicino di casa?

gennaio 7, 2013  |  Car sharing  |  53 Commenti  |  Lascia un commento

Nonostante alcuni sostengano il contrario, l’automobile rimane il mezzo di trasporto individuale più efficiente in assoluto: impossibile pensare di farne a meno in senso assoluto. A cambiare, semmai, sarà l’approccio: si dice che passeremo da un modello di possesso dell’auto a un modello di utilizzo dell’auto (laddove sarà possibile farlo, s’intende: se abiti nella campagna lodigiana, per dire, la macchina te la devi comprare per forza). Il car sharing, come viene definita questa formula di utilizzo, è ormai una realtà istituzionalizzata anche nel nostro Paese, quantomeno nei grandi centri urbani.

Qualcuno, però, si è spinto ancora più in là. In Olanda, per esempio, è nato il car sharing fra vicini di casa: le auto che vengono utilizzate poco dai rispettivi proprietari sono messe in condivisione tra i residenti del quartiere. I vantaggi sono quelli di disporre di un’auto praticamente sotto casa e, dall’altro lato, di ridurre i costi di possesso. In Francia, invece, il proprietario di una vettura può decidere di noleggiarla a chi ne ha temporaneamente bisogno. Le due iniziative, va detto, sono accomunate dal fatto di essere gestite attraverso piattaforme web che dovrebbero dare un minimo di garanzia su chi offre e su chi chiede la vetture, ma è chiaro che in entrambi i casi sia necessaria una certa propensione a condividere un bene, l’automobile appunto, così personale. Ed è proprio sul tema culturale e sociale che vorrei sentire la vostra opinione: oggi, certe trasformazioni avvengono alla velocità della luce, ma personalmente, se non da un lato non ho il benché minimo problema a utilizzare un servizio di car sharing, dall’altro faccio un po’ fatica ad accettare l’idea di prestare la mia auto a uno sconosciuto. Magari ragiono un po’ troppo da appassionato, senza dubbio carico l’auto di valori che vanno oltre la funzione di mezzo di trasporto, ma mi chiedo quanto tempo dovrà passare prima di cambiare atteggiamento così radicalmente. E dire che sono uno piuttosto aperto ai cambiamenti.


53 Commenti  Lascia un commento

53 Commenti


  1. Non devi pensare di dare “la tua auto” che hai adesso ad un vicino, ma in futuro possederai una quota di un auto qualsiasi, magari elettrica, che usareai anche tu quando ti serve.
    Altrimenti a noi italiani se cominci a dire “presti la tua auto…,” tutti si tirano indietro!!!

  2. La mia auto, in quel modo, non sarebbe più la MIA auto. Chi
    vede l’auto come un elettrodomestico che serve a spostarsi non
    credo abbia problemi a condividerla con vicini ed estranei. Io che
    la vedo come un qualcosa di molto personale non ce la farei
    proprio. Soprattutto mi manca la fiducia nel rispetto reciproco. Mi
    basta vedere in che condizioni sono le portiere della vettura di
    mia madre. Lei parcheggia dietro casa dove la mettono tutti e le
    auto sono tutte appiccicate tra loro. Ebbene è piena di colpi e
    righe dovute alle sportellate. E si tratta di persone che abitano
    nel circondario. Io parcheggio più lontano dove ci sono pochissime
    vetture in modo da evitare questi problemi. Ebbene con che coraggio
    potrei dare la mia auto in mano a tali persone? Non so se in Olanda
    (o comunque in quei Paesi in cui usa condividere l’auto) c’è un
    maggior rispetto per le cose altrui o se c’è un minor “amore” per
    l’auto. Qualcuno lo sa?

    • Non so come si comportino in Olanda e personalmente non mi
      interessa più di tanto, ma condivido pienamente NascarMan. Anch’io
      purtroppo ho l’auto in quelle condizioni per lo stesso motivo e
      siccome non la considero alla stregua di un elettrodomestico, mi
      piange il cuore quando vedo una nuova sportellata (mi auguro di
      tutto cuore che si ammacchi anche la loro) o peggio, dovuta
      all’inciviltà di chi ti parcheggia accanto e penso che se quelle
      “persone” non hanno nessuna cura per la propria auto…….
      figurarsi per quella di un altro!

  3. In questo ambito sono estremamente chiuso: se un’auto non
    la devo usare sempre io o non ne ho un vero e proprio bisogno, non
    la compro, la noleggio solo quando mi serve e così l’unica quota
    che pago è quella del noleggio stesso. Almeno, se qualcuno la
    rompe, non devo contribuire a sistemarla, se l’auto si usura perché
    x persone la usano molto più di me, non devo alleggerirli di un
    peso economico di cui giustamente si dovrebbero far carico. Io
    l’auto la vedo come un bene estremamente personale: la compro con
    tanti sacrifici, la uso, me la “godo”, e diventa una sorta di
    “compagna di vita”… figuriamoci se la presto al primo peoro di
    turno. Queste sono formule che lascio ben volentieri agli
    altri.

  4. secondo il mio punto di vista strettamente personale, la cosa sarebbe fattibile se si compra un auto in comune, ad es: siamo in 10? bene, il costo dellavettura verrà diviso per 10 e, i relativi costi di gestione e manutenzione ugualmente, altrimenti la mia auto la guido solo ed esclusivamente io e, quelle rarissime volte che l hanno guidata altre persone erano amici che conosco molto bene e, vedo come guidano e mantengono la loro vettura e cmq sempre al loro fianco.
    quindi come prima citato, per far guidare la macchina ad un vicino deve essere adibita ad uso comune.

  5. La risposta istintiva che mi verrebbe è “nemmeno se mi staccassero una gamba”…
    Non solo perchè come la maggior parte dei frequentatori del blog non vedo l’auto come un oggetto qualunque ma provo una sincera passione per le auto,ma anche perchè forse dopo la casa in genere l’auto è il bene di maggior valore,almeno da nuova,che una persona possiede…mi viene da chiedermi “presterei l’orologio che mi hanno regalato per i 18 anni,valore 100 euro scarsi,a qualcuno? No…”,”presterei un libro che mi serve per un esame imminente?non potrei”,”presterei 50 euro a una persona di cui mi fido?certo,ma a un vicino di casa che conosco solo di nome dubito”… allora perchè dovrei rischiare con un bene di valore molto maggiore oltretutto esposto a rischi infinitamente maggiori dovuti alla circolazione su strada?
    Tu magari la presti a una persona di cui hai fiducia totale ma se a uno stop viene tamponato,cosa che poteva succedere a te come a chiunque altro,ti ritrovi senza auto senza che ne tu ne la persona cui la avevi affidata abbiate colpa…per me è un rischio difficile da accettare,anche perchè distrutta una non posso entrare in un autosalone e sceglierne un’altra come se niente fosse…
    Magari come diceva Brusim potrei pensare a una cosa simile se fossi coproprietario di una vettura che non è mai stata solo mia…
    E poi in un mondo ideale la cosa sembra facile,ma col livello medio di civiltà e rispetto per le cose altrui trovare qualcuno che non ha la minima cura per il bene in comune sarebbe fin troppo facile…anche cose piccole tipo astenersi da fumare in auto per me possono essere importantissime e per un altro inezie,o il livello del carburante che non viene lasciato come convenuto ma quasi a secco…troppe variabili in gioco il rischio di controversie è elevatissimo…
    Di contro va detto che io mai e poi mai chiederei a un amico o un parente,men che meno a un vicino di prestarmi la sua auto,mi è capitato che delle persone riponessero in me la loro fiducia e mi affidassero le loro auto,con loro a bordo e anche senza,e io ho sempre avuto una cura di meritare la fiducia che mi era stata concessa senza che io lo chiedessi per miei interessi personali.
    Ma per quanto guidare una vettura “nuova” sia una tentazione il ruolo di affidatario di qualcosa che è molto importante per il suo possessore è quantomeno scomodo…avrei timore di qualsiasi possibile rischio di rovinargliela,anche solo parcheggiarla mi farebbe stare in ansia per le possibile sportellate o le righe che gli altri fanno strisciando con borse giacche etc…
    ( a questo proposito ho notato la tendenza suicida della gente,io se possibile in un piazzale semideserto parcheggio lontano dalle altre vetture,invece vedo che anche se ci sono mille alternative la tendenza generale è quella di mettersi sempre in fianco a un’altra auto,come se non vedessero l’ora di trovarsi la macchina segnata…)
    Persino quando mi è capitato di guidare una vettura sostitutiva di una carrozzeria ne ho avuto la massima cura e ho rispettato le regole della civile convivenza,cosa che molti altri guidatori non avevano fatto per ammissione dello stesso carrozziere che più volte si era visto riportare la Panda col serbatoio vuoto o sporca da far ribrezzo o rovinata negli interni e non solo…
    Quindi vicini di casa e estranei sono esclusi,voi vi fidereste di più con un parente?Io no,l’ultima volta che abbiamo prestato la seconda vettura di famiglia è stato proprio un parente a riportarla tutta grandinata e a fregarsene altamente,l’avevo scritto altre volte sono ripetitivo…
    In definitiva io avrò pure poca fiducia nel prossimo,giustificata dalle brutte esperienze,ma farei molta fatica a condividere qualcosa di importante con altri perchè so che a fronte della mia attenzione e cura e impegno nel trattare con rispetto la cosa altrui in cambio riceverei molto meno e quindi finirei per rimetterci,matematico…

  6. io si senza problemi! Il mio vicino di casa è anche il mio carrozziere….:-)))

  7. Caro Carlo,
    Fino ad un anno fa, ero schierato con i conservatori e mai mi sarei sognato di prestare un bene caro ed intimo a qualcuno, complice il mio carattere poco espansivo con gli sconosciuti. L’auto e la casa erano inviolabili. L’anno scorso appunto ho finito di restaurare gli appartamenti sotto al mio, dopo due anni di lavori fai da te, nel fine settimana e la sera. Inizialmente li avevo sistemati per ospitare amici e parenti ma oggi, dopo essermi iscritto ad un sito di case in affitto, sono diventato un uomo di mondo, con tanta gente che mi gira per casa, con amici dappertutto e senza nemmeno muovermi da casa. Guardando indietro vedo il Carlo di qualche anno fa che nella maniera più assoluto si sarebbe sognato di affittare la casa a degli sconosciuti e che mi guarda da lontano squotendo la testa incupito.
    Va detto che il risultato positivo dell’esperienza è dovuto al fatto che dal sito, vuoi per la pubblicità che si fa all’estero, vuoi per altri motivi, arrivi gente educatissima, di mezza età e di ceto sociale medio, che trattano la casa come se fosse la loro lasciandola nelle stesse condizioni in cui l’hanno trovata.
    Credo che l’educazione ed il rispetto dei pionieri di questi servizi possano fare la differenza tra successo e falimento. Tutto sta nel puntare alle persone giuste….
    Buon anno nuovo.

  8. Per capirmi oggi cerco di ricordarmi com’ero ieri. Avrei
    mai prestato la mia bicicletta ad un compagno di classe? Certo che
    no. Semmai talvolta ho dovuto “subire” la domanda: “mi fai provare
    la tua che ti faccio fare un giro con la mia?”. Io sulla bicicletta
    ci vivevo a quei tempi; tutti i pomeriggi sulle strade, nei prati,
    col sole, con la pioggia, per andare a scuola, all’oratorio. Come
    non considerarla qualcosa più d’un mezzo di trasporto? Stesso
    discorso per le due ruote a motore. La fatidica domandina dai
    quattordici anni in poi m’è capitata una sola volta. Ricordo
    perfettamente i dettagli della situazione, il tratto percorso, la
    mia totale indifferenza nello spremere i cavalli della Cagiva WMX
    targata datami in cambio, certamente interessante per carità. Una
    marcia via l’altra, spremendo i cavalli, mano sull’acceleratore e
    piede sul freno a compensare le coppia di ribaltamento. Il tutto
    meccanicamente, aspettando la fine della “prova sprint”
    cortesemente “imposta”, amichevolmente accettata. Da che ho un’auto
    la fatidica domanda non m’è più capitata. Fosse successo, però,
    sono sicuro che avrei reagito allo stesso modo, anche a parecchi
    anni di distanza: avrei amichevolmente accettato lo scambio
    cortesemente impostomi. Fatto curioso: nulla m’importa di meccanici
    e professionisti vari che di tanto in tanto orbitano attorno alla
    mia auto, anche se oltre ai canonici chilometri di prova ne fanno
    diversi altri per andare a prendere un pezzo di ricambio chissà
    dove. In questi casi mi basta usino la cortesia di rabboccare il
    serbatoio. Vicini o chi altri? Non se ne parla nemmeno. La patirei
    come una seppur temporanea violazione della mia privacy, della mia
    proprietà, ma soprattutto della mia libertà; anche se so che mentre
    la usano non mi serve, anche se sono a centinaia o migliaia di
    chilometri di distanza. Lei deve essere lì, pronta, a disposizione,
    come la mia vecchia bicicletta; io proiettato avanti nel tempo di
    trent’anni almeno, lei, rigorosamente senza parafanghi, carter e
    cavalletto, ancora appoggiata al muro del garage. Non si sa mai.
    Potrei incontrare Doc a bordo della sua DeLorean; l’unico col quale
    scambierei volentieri la mia macchina.

  9. No.. non la presterei, se non in caso di vera necessità o
    emergenza. Per me auto significa anche libertà, fare ed andare dove
    voglio senza chiedere niente a nessuno in totale autonomia e libero
    arbitrio. Le poche volte che ho prestato qualcosa inoltre tra
    piccoli danni, poca benzina, sedili sporchi o altro, me ne sono
    sempre pentito. No… la mia auto è MIA…

  10. Se mi dessero in ostaggio il loro cane, allora forse :) .
    Battutine a parte, sono d’accordo con Nascarman: per chi considera
    l’auto alla stregua della propria lavastoviglie avere l’auto di
    condominio sarebbe assolutamente un vantaggio: non c’è bisogno di
    pensarci troppo e si ha un mezzo di trasporto sempre disponibile.
    Non importa del graffietto sul paraurti o della macchiolina sul
    sedile: una volta l’anno la si porta a fare una bella lavata e a
    mettere a posto il necessario e chiusa lì. Gli utenti non avrebbero
    bisogno di aver più rispetto di quanto necessario per mantenerela
    funzionante, che non è poi tanto. D’altro canto per me l’auto non è
    una “facility”, è un oggetto di passione. La tengo pulita io,
    controllo il livello dell’olio io e ho cura di farlo la mattina
    prima di avviare, cambio io le ruote col cambio della stagione per
    aver la certezza che i bulloni siano serrati a 110Nm e non di più
    (e che la copertura del fondo sia correttamente ripristinata, se
    necessario). E le faccio levare anche i graffi sotto il fascione
    anteriore, perché mi disturba il fatto che ci siano anche se non si
    vedono. Il risultato è che nessuno, tra amici, ragazza e familiari,
    la guida anche quando sono io ad offrirlo… per paura di lasciarci
    il graffietto! Poi c’è la componente affettiva nei riguardi della
    MIA auto, visto che ci è passata dentro parecchia vita memorabile,
    non solo la routine quotidiana… Insomma: per me non funzionerebbe
    proprio, metterla a disposizione di altri per andare a far la spesa
    o roba simile. Sarebbe un po’ come chiedermi di prestare al vicino
    di casa un caro animale domestico perché il nipotino è in visita e
    non si diverte a tirar la coda ai peluches: NO.

  11. È tipico della mentalità italica avere un senso spiccato e
    individualistico della proprietà. Rispetto ad altri Paesi il
    possesso “geloso” del proprio bene è molto più sentito e, come si
    vede anche da questi primi commenti, questo giudizio trova piena
    conferma. Non c’è niente da fare: da noi difficilmente
    attecchiranno abitudini e usi di condivisione del possesso dei
    propri beni, soprattutto di un bene come l’automobile, che ti
    accompagna per ogni dove con la massima autonomia e libertà.
    Giustamente dice il nostro grande Carlo che l’automobile rimane il
    mezzo di trasporto più efficiente e pratico: ma c’è da aggiungere
    che per un appassionato, che vede la propria auto come compagna di
    vita, non rappresenta solo questo…Mi ricordo come già mio padre
    dedicava così tanto tempo alla “gestione” della propria 1100 R,
    colore blu pavone, quando io, verso la fine degli anni ’60
    frequentavo ancora le scuole elementari: aveva un rapporto
    simbiotico con la sua auto, si identificava con essa, le parlava
    persino…Al termine di una sgroppata di centinaia di chilometri
    aveva sempre la sana abitudine di non spengere immediatamente il
    motore, perché a quei tempi, con quei motori, era necessario
    lasciar girare il motore al minimo per una trentina di secondi e,
    dopo aver dato due o tre vigorose “sgassate”, procedere allo
    spegnimento del medesimo: il commento finale era sempre: “Adesso
    riposati macchinetta mia!”. Sì, le parlava come se fosse sua
    moglie, la sua compagna di vita e pertanto ne era geloso come
    poteva esserlo (da buon calabrese) nei confronti di mia madre. Per
    dire cos’è la propria automobile per chi la ama veramente… Ed io
    che piangevo, quando scorgevo la 500 D, colore verde oasi, che
    aveva permutato con la 1100, circolare alla guida di uno
    sconosciuto: cosa che è avvenuta per vari anni perché ne ricordavo
    ovviamente a memoria la targa (a proposito ricordo i numeri di
    targa di tutte le auto mie e di mio padre…che ci volete fare?
    deformazione “professionale” di un vero appassionato di automobili,
    come permettetemi di considerarmi…). Pertanto io, personalmente,
    ritenendo la mia automobile ciò che di più caro, insieme
    all’appartamento in cui vivo, possiedo (e dovrei aggiungere anche
    il piccolo difetto di essere un po’ maniaco della pulizia e
    dell’igiene…), mai e poi mai presterei la mia auto ad altre
    persone, soprattutto nel caso di soggetti poco conosciuti.
    Cordialmente Salvatore

  12. Beh, è ovvio che se spendi 10/20 mila € per un auto, la
    daresti in prestito solo a persone fidate tipo la moglie, i
    genitori… Ma credo che qui bisogna cambiare ottica, nel senso che
    si mette un auto in comune che in realtà non è di nessuno in
    particolare. Sta lì e la prende chi ne ha necessità. A me andrebbe
    benissimo. Risparmi sull’acquisto… Il problema, invece, è la
    mentalità dell’italiano che lo porta a distruggere ogni cosa che
    non è di sua proprietà: basta farsi un giro sui treni per vedere
    sedili scritti o tagliati, portaceneri divelti, cartacce ovunque…
    Quello si che mi darebbe fastidio. Ma qui si tratta di educazione
    civica e rispetto verso il prossimo. Cosa che, ahimè, ultimamente
    sta diventando merce rara.

  13. lo so e’ difficile .. io penso pero che ci ci puo arrivare
    per “gradi ” : bisogna cominciare .. e’ stupido andare al lavoro
    utilizzando la macchina da solo .. magari ho colleghi e possiamo
    fare una volta per ciascuno oppure andare fino alla vicina fermata
    di bus/metro ed utilizzare i mezzi pubblici : CI HANNO INCULCATO
    L”IDEA DEL PERSONALE PERCHE” DOBBIAMO CONSUMARE IL PIU POSSIBILE
    ANCHE L “AUTO … anch’io sono appassionato e mi piace guidare …
    ma i costi sono ormai insopportabili per chiunque … io come passo
    ulteriore vedrei un noleggio/proprieta collettiva come per gli
    appartamenti : pero ci dovrebbero essere regole ferree per cui chi
    rovina .. paga !!

    • Il fatto che l’idea del possesso personale ed esclusivo sia
      una cosa “inculcata” dal sistema capitalista è vera solo in
      -minima- parte: il resto è il risultato di una lettura superficiale
      di Marx, che propone la comune proprietà dei mezzi di produzione, e
      solo di quelli. Che l’auto sia un bene dispendiosissimo è anch’esso
      vero solo in parte -massima, questa volta: ci sono auto divertenti
      e “da appassionati” che si portano a casa con un paio di migliaia
      di euro e concedono di diveritrsi. Certo, se uno si diverte solo in
      Ferrari è un altro discorso. Detto questo, credo che sia una
      pratica parecchio diffusa nel genere umano affezionarsi ad un
      oggetto che piace usare, che regala piacere quando usato e che per
      giunta si usa spesso -qual’è un’automobile per un appassionato di
      auto, una moto per un motociclista convinto od un arco per un
      arcere. Diventano più che oggetti: diventano “amici” e vederli
      nelle mani di un’altro, anche se uno che ha una cura pari alla
      propria per l’oggetto, fa stare quanto meno seduti scomodi mentre
      si attende la restituzione. Io non avrei remore a condividere una
      cucina, per esempio -anzi, spesso l’ho fatto: non mi ha creato
      problemi. Non dovrei starci neppure tanto a pensare. Questo perché
      non ho affezioni particolari per il luogo né per l’attivita che lì
      si svolge. Diverso il discorso per l’automobile: la lista delle
      persone a cui cederei il voltante ma rimanendo come passeggero non
      arriva a 5, la lista delle persone che lascerei andare in giro da
      sole con la mia auto è vuota.

  14. mi riallaccio un attimo al discorso di GASOLINA84
    aggiungendo una cosa: gli italiani dovrebbero capire che, quando
    danneggiano una cosa che non è di loro proprietà,in realtà è come
    se lo fosse, in quanto i ripristini dei danni che fanno ( che siano
    treni – lampioni- piante- ecc ecc…) li paghiamo tutti quanti
    sotto forma di TASSE. quando un giorno capiremo tutto questo(cioè
    mai ) forse si inizierà ad avere più rispetto per le cose
    altrui.

  15. Anche se ho usufruito del servizio di car sharing (a Roma),
    sinceramente la mia macchina, che sia un conoscente, un vicino o
    chicchessia, non la lascerei guidare a nessuno!

  16. Non avrei problemi a condividere con altri un’auto in multiproprietà,perchè l’auto per me è solo un mezzo di trasporto e non ne sono geloso.Ma giù le mani dalla mia moto!

  17. Prestare la mia auto a uno “sconosciuto” no, tra l’altro
    potrebbero esserci anche conseguenze penali (in Italia è
    responsabile il guidatore in solido con il proprietario del
    veicolo, non so se in Olanda è diverso). Pensiamo per esempio di
    prestarla, a nostra insaputa, a qualcuno sprovvisto di patente….
    oppure se qualcuno fa un infrazione al codice e poi non ammette di
    essere stato lui… E sinceramente anch’io ho un po’ di patema a
    usare l’auto di qualcun altro (anche di mia moglie…), che so,
    magari di essere coinvolto in in un incidente (con torto o con
    ragione) Invece per quanto riguarda il car sharing organizzato da
    Enti quali Comune, Aziende trasporti, è in effetti un servizio
    utile (io per esempio, per motivi che non sto qui a elencare, trovo
    utile, e utilizzo, quello di Milano). Anche qui vale il massimo
    rispetto per la vettura, anche perchè qualcuno dopo di te la userà;
    rispetto che è anche previsto dal regolamento (oltre l’ovvia regola
    di non danneggiare la vettura, anche non lasciarla con il serbatoio
    quasi vuoto, non fumare, non riportarla in ritardo ecc., cioè tutto
    ciò che può creare disagio all’utente successivo)

  18. prestare la mia auto? ma se nessuno puo’ neanche spostarla
    in garage

  19. alessandroschena

    … E ancora meno le mountain bikes.

  20. Dunque io non la presto a nessuno,gli unici che la possono
    usare oltre a me sono mia moglie e i meccanici della concessionaria
    dopo i tagliandi,(e sono molto molto apprensivo, ma non si può fare
    diversamente). Ma poi se dovesse capitare qualcosa mi troverei
    responsabile penalmente , ma per carità neanche ma poi neanche per
    scherzo. Il prossimo giro ti chiedono di condividere anche la
    moglie, ma per favore!. Cordiali saluti.

    • Be’, in Italia il fenomeno degli “scambisti” e,
      conseguentemente, tutto quel che di attività
      commerciale-organizzativo-ricettiva a loro si lega è un business in
      notevole crescita e che si colloca tra le poche attività economiche
      che non risentono della crisi. Ciò potrebbe essere preludio al
      successivo, ben più arduo, passo: la condivisione orgiastica
      dell’automobile. A meno che questa non rimanga l’ultimo baluardo di
      tradizionalista sacralità. Chissà. Francesco

      • Riguardo agli scambisti mi sono sempre chiesto una cosa: se
        uno vuole solo “divertirsi” senza condividere fidanzata o moglie,
        non basterebbe accordarsi con un’amica che vuole divertirsi pure
        lei e fingere che è la propria moglie/fidanzata? Beh, a questo
        punto sarebbe più logico divertirsi direttamente con l’amica :P

        • Eh… La gente è complicata, caro Nascar. A volte talmente
          “complicata” che se non vede la propria moglie nelle braccia di uno
          sconosciuto: non gode. E, trattandosi di sottile situazione
          psicologica: l’amica non potrà mai essere neppure un surrogato. Se
          simili “complicanze mentali” – per carità: massimo rispetto; però,
          obiettivamente, non si può parlate di linearità di pensiero e
          comportamento – varcheranno il confine della camera da letto, giù
          nel garage scendendo: ecco che la condivisione, o scambio nella
          struttura più complicata (dal semplice triangolo a un complesso
          tetradecágono), dell’automobile potrebbe diventare realtà e, a
          saperla percepire in tempo, un affare. Francesco

          • Perchè diventi un affare dovrebbere esistere anche in
            Italia (ammesso che in altri Paesi esista) l’ “istituzione”
            dell’”auto condivisa” (che so, di condominio, di quartiere ecc.).
            Al momento la legge non permette questa cosa, anzi in un certo
            senso la ostacola: un privato è responsabile della circolazione
            della propria auto, chiunque la guidi, e d’altro canto perchè ne
            sia reponsabile il guidatore, devi essere un “noleggiatore” di
            professione, con tanto di partita IVA, ecc. Altrimenti, oggi come
            oggi “prestare” l’auto a qualcuno, è meglio farlo solo con parenti
            stretti (e di cui si conosce bene la correttezza) oppure in
            situazioni di “emergenza”

  21. non ho mai creduto e tuttora non credo nel car sharing o ad
    altre forme di prestito dell’auto, per molti motivi, simili a
    quelli esposti da altri prima di me, qui sul blog. ma credo che
    l’80% della mia opinione su questo argomento sia dovuta a motivi
    relativi all’ambiente in cui vivo (campagna piemontese). penso che
    la stessa cosa valga anche per molti altri.

  22. Io la mia adorata auto non la presto nemmeno a mia
    moglie….

  23. Quindi se viene un parente o amico a chiedermi l’auto in
    prestito, io gli dico no?! No, non io. Mi piacciono tutte le
    Automobili nel loro genere, un paio di marchi in particolar modo,
    ma l’Auto é comunque materia – noi anche spirito. Quando noi un
    giorno ‘ce ne andremo’ lei resterá qui -e state pure tranquilli, la
    morte é sfacciatamente democratica: chi prima, chi dopo, ciappa
    tutti. Va bene la passione, ma che resti relativa. Quindi…se un
    giorno qualcuno, magari proprio io, vi domanderó l’Auto in
    prestito: allora non esitate ;-)

  24. Cari ragazzi, Io la presto ad occhi chiusi a: – mia moglie;
    - mio papà; – chiunque mi dia alla consegna delle chiavi un assegno
    circolare di circa 20.000,00 Euro necessari al rimpiazzo dell’auto.
    Ciao Dario G.

  25. Strana “bestia”, il mio Subby. Ha un motore boxer diesel,
    che dovrebbe garantire una coppia in basso da staccare l’asfalto, e
    invece soffre le ripartenze a bassi giri in seconda, arrivando a
    spegnersi di colpo lasciandoti in balia di un incrocio o, in
    generale, di una situazione scomoda. Che c’entra questo con il
    prestare l’auto, mi dirai, carissimo Carlo? C’entra, c’entra… Ci
    arrivo per gradi. Dopo averla ritirata ho passato circa un mese
    senza permettere a nessuno nemmeno di avvicinarsi al volante.
    Dovevo entrarci in sintonia, creare un clima di fiducia e rispetto,
    dovevo farle capire che il padrone ero io ma anche che Lei poteva
    fidarsi ciecamente di me, che non l’avrei mai tradita. Un po’ come
    con un purosangue, che deve legarsi con chi lo cavalca. Alla fine
    del mese, arrivato al livello di affinita’ che cercavo, ho mollato
    un attimo la presa ed ho dato la possibilita’ a mia moglie di
    guidarla (lo desiderava dal primo giorno, non vi dico le
    discussioni… :-) !). Ebbene, partiamo da casa e ci dirigiamo
    verso l’uscita del paesello, per prendere la statale. Per farlo
    occorre passare nel centro storico, un budello delimitato da dossi
    in pietra e stretto al punto che due auto che si incrociano in
    senso opposto devono rallentare e rasentare il muro delle case per
    poter passare. Nel punto piu’ stretto (la sfiga, ricordo, ci vede
    benissimo…), proprio a cavallo del dosso, arriva un’auto in senso
    opposto, a velocita’ non propriamente consona alle dimensioni della
    carreggiata. E la moglie va in panico. Prima volta al volante del
    Subby, ancora non in sintonia con la frizione e l’acceleratore,
    sente la pressione della macchina nuova e del poco allenamento a
    gestire le situazioni critiche che invece il pendolare classico si
    trova ad affrontare tutti i giorni. Si incasina coi pedali, frena
    senza premere la frizione ed il motore scende sotto la soglia
    critica. Il Subby si ribella, singhiozza, tenta un disperato
    intervento di centralina per non spegnersi ma viene contrastato dai
    freni ed, infine, cede di schianto inchiodandosi sul dosso. Le mie
    mani hanno iniziato subito a sudare, gli occhi ad allargarsi. Lei
    ha percepito la mia tensione e si e’ indisposta ancora di piu’.
    Alla fine del viaggio di andata (comunque di pochi chilometri) mi
    chiede: “Vuoi guidare tu al ritorno?”. Non attendevo altro, ed
    anche lei. Da quel giorno, passato ormai un anno, nessuno ha piu’
    toccato il volante del mio Subby, anche se penso che prima o poi
    faro’ riprovare alla moglie l’esperienza (se lo vorra’…). Ora,
    caro Carlo, alla fine della mia storia, secondo te io presterei la
    mia auto al vicino? Saluti

  26. NON LA PRESTO NEMMENO AI MIEI FIGLI, sono contrario a
    queste forme di “collettivizzazione”; l’Auto è il mio spazio di
    riflessione, oggetto di svago, piacere di guida fine a s’è stesso,
    solo chi non ha mai preso l’auto, solo pèr il piacere di fare “un
    giretto” così, senza meta, in stile cane randagio può capirmi, voi
    fate come volete. In fondo lotterei per la vostra libertà di
    seguire idee sbagliate!

  27. Nel mio caso ritengo che la “cultura” c’entri poco…
    bisogna essere degli illusi, non conoscitori della varia natura
    umana, per condividere con tutti “tout court” i propri oggetti. Gli
    oggetti si possono condividere, ma quando la propria vita è
    strutturata su: “lavoro-stipendio(medio/basso)-acquisto di ciò di
    cui si ha bisogno davvero” come si può pensare di condividere un
    oggetto costoso (e che impegna molto anche mantenerlo) con i propri
    vicini senza tener conto delle grandissime differenze tra le
    persone quanto a cura del proprio ambiente, delle cose che si
    utilizzano e così via? Io non “amo” la mia auto/moto, la considero
    un gran bell’elettrodomestico che può darmi tante soddisfazioni
    andandoci in giro e portandomi alle destinazioni che ritengo
    opportune. Però ho l’abitudine di non rovinare inutilmente i miei
    oggetti, non li sporco se non quanto è necessario e poi li pulisco,
    comunque mantenendoli assolutamente dignitosi. Quanti altri fanno
    altrettanto? Pochi, basta guardarsi in giro. La tipologia di
    condivisione che viene citata dall’autore mi pare davvero fuori dal
    mondo, alla luce di quanto avviene con le auto a noleggio che
    vengono davvero rovinate e sporcate in maniera becera, benché non
    ci siano le aggravanti di simpatie e/o antipatie tra vicini di
    casa. E comunque…il fatto di avere il mezzo sempre a disposizione
    non ha prezzo, già la vita dipende troppo dagli altri (spesso “nel
    male”), vincolarsela PURE condividendo i veicoli mi pare davvero
    un’inutile complicazione, vista l’estrema varietà del genere
    umano.

  28. Che mi tocca leggere…Addirittura persone che non
    presterebbero la macchina neanche ai genitori o al coniuge!!! Che
    tristezza vedere persone cosi attaccate ad un bene materiale. Ma
    fatevi na vita, per la miseria…

    • Io valuterei le situazioni prima di fare un commento come
      il tuo. Ci sarà anche chi è esagerato ma ti cito un esempio
      riguardante un mio amico. Lui (citrullo) prestava sempre l’auto a
      sua moglie. Lui che la teneva in ordine e pulita. Quando lei usava
      l’auto c’era sempre qualche graffio nuovoi. Una volta ha subito un
      allagamento perchè aveva lasciato il finestrino abbassato. Una
      volta ha tamponato distruggendo la macchina. Una volta ha fatto
      manovra sbranando la fiancata su di una colonna del garage. Lei era
      una totale incapace. Ad una come lei, prestare l’auto, dovrebbe
      essere negato a vita. Ha avuto fortuna che il mio amico è sempre
      stato piuttosto “tonto” e quindi….

      • Al di là dei giustificabili aspetti pratici che pone in
        evidenza Nascar: io ritengo decisamente comprensibile che – per
        quanto possa essere meritorio consigliare attenzione nel non cadere
        in “trappole materialistiche” tali da far perdere di vista più sani
        valori spirituali – al cospetto di un oggetto materiale facente
        parte di un contesto nettamente più sentimentale come un
        coinvolgimento passionale: qualsiasi valenza superficialmente come
        persino oggettivamente legata alla materia perde consistenza. È,
        allora: sano abbandono al romanticismo e alla poesia. È, mi sia
        concesso: esternazione – di larga veduta, certamente: ma pur sempre
        esternazione – a quello spiritualmente sacro principio che recita:
        non cibiamoci di solo pane. O, svolto in chiave più ampiamente
        laica e, dunque, cultuale: non fummo creati per viver come dei
        bruti, ma per individuare bellezza e poesia in ciò che ci circonda.
        Questo: non per mero fine a sé stante; quanto, anche e forse in
        prima battuta, per educarsi a essere migliori. Abbracciare
        l’automobile non come un bene materiale considerandola, invece,
        estensione tangibile di poesia e cultura, di arte e di spirito:
        significa curare la propria anima. Com dire: un uomo o una donna
        capace di parlare alla propria automobile ad ella riservando
        attenzione sentimentale, amerà immensamente la poesia, l’arte, la
        letteratura, la musica, la bellezza. Perché conoscerà il valore
        dell’immaterialità spirituale, sapendola pescare nella materia
        quotidiana. E, allora: egli o ella sarà quella persona che
        maggiormente capirà cosa significare amare il Prossimo, vivere di
        solidarietà e di comunanza, di bontà e di amore. L’Automobile:
        potrebbe essere una sorta di passaporto ecumenico che apre i
        cancelli di un progresso spirituale? Chissà. Francesco

    • @superk In parte mi trovi d’accordo, in parte no. Ho letto
      anch’io post “estremi”, anch’io non avrei problemi a lasciare, come
      ho fatto più volte del resto, l’auto alla mia compagna, a un amico,
      a un parente, ma sempre e solo in caso di necessità, fermo restando
      in me un certo disagio che definirei viscerale. Tornando ai
      commenti: c’è chi non sopporta la righina; la mia macchina ai loro
      occhi parrebbe un Caterpillar, c’è chi non sopporta la carrozzeria
      o gl’interni sporchi; la mia macchina ai loro occhi, a volte,
      parrebbe appena giunta al traguardo d’una tappa della Dakar. Io
      personalmente provo naturale ammirazione verso chi mostra distacco,
      che magari è solo apparente, per le cose; come chi indossa abiti ed
      accessori vissuti, chi si circonda d’oggetti visibilmente segnati
      dal tempo; auto compresa. Non credo d’essere l’unico, visto che
      oggi vanno parecchio di moda abiti, accessori ed oggetti che sono
      “vintage” già da nuovi e che tipicamente costano di più. Curioso
      non sia ancora avvenuto per le auto; c’è però sempre il mercato
      dell’usato, oppure un uso “intensivo” come il mio… Mi vien da
      pensare, poi, a James Bond, che “abbandona” la sua amata Aston, con
      un plastico lancio di chiavi, nelle mani d’uno “sconosciuto”,
      davanti all’ingresso d’un ristorante, d’un casinò. Quelle scene
      fanno capire, più di cento pagine di Fleming, come lui consideri sé
      e le cose della vita, sopra, oltre… Lui che, citandoti, “‘na vita,
      per la miseria”, se l’è fatta eccome. D’altro canto Adler, tanto
      per uscire dalla logora par condicio giudaico-cristiana Freud-Jung,
      sostiene che il comportamento nevrotico si caratterizza per
      l’attenzione prestata più al mezzo che al fine, laddove in questo
      caso il mezzo è ovviamente l’auto e il fine lo spostamento, il
      muoversi, la vita appunto. Ricordo, infine, un anziano parcheggiare
      sul lungolago la propria 126 di fianco a un’intonsa berlina, la sua
      fatica ad uscire, il suo appoggiarsi alla portiera e la portiera
      appoggiandosi, dotata peraltro di corposa fascia paracolpi, alla
      leccata superficie della vicina di stallo. Ricordo, soprattutto, la
      voce urlante del proprietario, che osservando dall’altro lato della
      strada inveiva contro la persona, e il mio ribattergli: “ma si
      volti, guardi il lago, le montagne, le nuvole; come fa a fissarsi
      su un pezzo di lamiera? Come vive lei? Mi dice come fa ad uscire?
      Viene qua lei ad aiutarlo?”. Di mezza età, distinto nell’aspetto,
      volgendoci le spalle ha quindi borbottato qualcosa; magari proprio:
      “dovrei farmi ‘na vita, per la miseria”, o forse un più prosaico
      vaffa a tutt’e due…

      • Se ho ben compreso lo spirito di quanto scrive @Utcast
        posso, forse, azzardarmi ad affermare comunanza di pensiero. O,
        almeno: una certa vicinanza. Al limite: non lontananza. Provo a
        spiegarlo portando a esempio il rapporto che ho con la mia
        Automobile. Cominciando dallo scrivere che non la chiamo
        “automobile” ma, ben più affettuosamente, “La Cucciola” a essa/ella
        sentendomi legato da tenerissimo legame sentimentale. Il suo
        interno è sempre, nei limiti del possibile e quasi
        dell’impossibile, pulito per la semplice ragione che io mal
        sopporto sporcizia e disordine. Circostanza facilitata dal mio
        usare pochissimo “La Cucciola”. Nulla in questo – la mania della
        pulizia dell’abitacolo – v’ha a che fare qualsiasi “culto più o
        meno oscuro dell’Automobile” quando si sente il bisogno di lavarsi
        le mani se appena si tocca un oggetto lievemente impolverato o di
        pulire il tavolo da lavoro ogni mattina prima di iniziare a
        produrre. Ordine mentale, insomma. Infatti: esternamente, “La
        Cucciola” vien lavata al massimo una volta al mese, mai dal
        sottoscritto in persona perché – come scritto – mal sopporto
        sporcarmi le mani; mentre tutti i graffi, le strusciate, le
        ammaccature ereditate da parcheggiatori disattenti… Là restano,
        ritenendo superfluo intervenirvi chirurgicamente. La plastica
        facciale non m’appartiene: le rughe son percorso di bellezza ed
        esperienza. Oltretutto, per scriverla fino in fondo: son soldi
        sprecati se poi, al primo pur attento parcheggio, nel riprendere
        l’automobile la si trova nuovamente strusciata da un altro
        maldestro guidatore. Il maldestro guidatore. Prima di tutto è
        maldestro, poi guidatore. Invertendo i fattori: è soprattutto un
        essere umano. Quelle rare volte che mi hanno tamponato, causando
        sempre solo qualche lieve graffio, la mia premura è sempre stata:
        non mettere in difficoltà quella persona, non imbarazzarlo, non
        farlo sentire colpevole. «Non è successo nulla, non si preoccupi,
        stia tranquillo»: cosa un piccolo danno materiale davanti alla
        serenità di un nostro simile? Lo stesso accade se mai qualcuno mi
        urtasse, pedone sul marciapiede, perché per la fretta corre invece
        di camminare. Se, invece, quella persona fa cadere un anziano
        davanti a me e non si ferma a soccorrerlo: divento un’altra “cosa”,
        non una persona ma più simile a una bestia. Francesco

        • @Francesco Beh certo, anch’io di fronte ad una situazione
          come quella che ipotizzi sicuramente trascenderei. Da quello che
          scrivi, poi, mi par di capire che il trattamento che riservi alla
          tua auto sia più o meno quello che riservo alla mia. L’iperbole
          della Dakar era giusto per rendere l’idea, mentre in realtà quando
          la parcheggio, specie in città, al supermarket, negli spazi
          pubblici in generale, non posso mai sapere come la ritrovo. Pure io
          lascio le cose come stanno e cerco di coglierne il lato positivo:
          le tue “rughe” rendono benissimo l’idea. Non nego che qualcosa sia
          opera mia, ma le più evidenti sono state delle, chiamiamole,
          “sorprese”. Il tutto, va detto, s’amalgama abbastanza bene e le
          “mie”, nel complesso, praticamente scompaiono. Quanto all’episodio
          dell’anziano, e qui mi ricollego ancora a quanto scritto da superk,
          la persona in oggetto, del tutto autonoma e solo con le sue
          comprensibili necessità, ha fatto emergere in un “insospettabile”
          quell’eccessivo attaccamento ad un bene materiale che può
          addirittura arrivare al punto di stravolgere la gerarchia dei
          valori. Lo considererei, cercando di razionalizzare, frutto d’una
          nevrosi, d’una fissa come si suol dire. Giustamente osservi che val
          ben più la serenità d’una persona rispetto a un piccolo segno, che
          in quel caso nemmeno ci sarebbe stato peraltro. Quanto, infine,
          all’attaccamento materiale (affettivo?) al proprio mezzo, come
          dicevo, lo percepisco come qualcosa di viscerale, di naturale.
          Valentino Rossi dopo la prima vittoria con la sua Yamaha s’è
          fermato a bordo pista, le si è inginocchiato davanti e si è
          commosso, in mondovisione. Tornando a bomba: io la mia macchina la
          presto solo ed esclusivamente in caso di reale necessità, non
          certamente per soddisfare lo sfizio o qualsivoglia iniziativa
          “comunitaria” di chicchessia. Pertanto, ricollegandomi al topic, il
          vicino al volante della mia macchina, se non alle condizioni appena
          dette, ci si metterà solo dopo eventuale, regolare passaggio di
          proprietà.

  29. no, ne la presterei, nè la chiederei in
    prestito…

  30. Il car sharing è una realtà istituzionalizzata, ma
    soprattutto una necessità per alcuni se vogliono continuare ad
    utilizzare la propria automobile. Sono d’accordo con la maggior
    parte di voi, l’automobile, soprattutto per noi appassionati, è
    qualcosa di più di un semplice “elettrodomestico”, è un generatore
    di emozioni senza fine, è un’estensione delle nostre mani, della
    nostra mente… Ci capita di essere gelosi e possessivi verso le
    nostre auto. Come possiamo pensare di condividere tutto ciò con un
    altro. Come possiamo pensare di entrare in macchina e trovare il
    sedile regolato diversamente, il volante più in alto, la stazione
    della radio cambiata etc… Purtroppo la crisi ha alzato
    notevolmente ii costi di gestione e d’acquisto di un’automobile e,
    a volte, gestire un automobile in due o in tre può essere l’unica
    soluzione per continuare ad usufruirne dell’utilità che apporta!
    Spero, ovviamente, che questa possa essere solo una condizione
    temporanea e che tutti noi possiamo disporre di un auto tutta
    nostra di cui poter essere geloso. Ma se l’andazzo continua ad
    essere questo, adattiamoci…

    • Certo, ma io dico: usare l’auto in più componenti della
      famiglia (il che vuol dire magari rinunciare alla seconda auto, che
      si possedeva prima) mi sta bene. Ci mancherebbe…. Prestare l’auto
      a un amico (ma di cui ci si fida), in caso di necessità, Ok (magari
      sapendo che in caso di necessità, ci ricambierà il favore) Il car
      sharing organizzato da Enti quali aziende trasporti, ecc. è un
      servizio utile, per chi usa poco l’auto (perchè in questo caso è
      conveniente, altrimenti è troppo costoso) Ma “istituzionalizzare”
      il prestito della propria auto (perchè per legge l’auto di un
      privato può esssere intestata a una sola persona), per dividere le
      spese, questo direi di no… a meno che venga cambiata la legge;
      allora in quel caso si può dividere la spesa per l’acquisto
      dell’auto e della manutenzione. Attenzione che anche in questo caso
      bisognerebbe che tutti gli utenti abbiano rispetto di un oggetto
      che costa parecchio e che dovrà essere usato da qualcun altro dopo
      di loro….

  31. Caro Carlo, posso usare questo spazio per fare qualche
    ringraziamento in tema? Ringrazio i miei genitori per avermi
    prestato da neopatentato ogni sabato la loro Vectra elegantemente
    nera e seminuova, con la quale percorrevo tranquillamente i miei
    100km per raggiungere la mia ragazza. Ringrazio i miei famigliari
    che prestandomi la Punto [nuova] mi liberarono dai tempi morti e
    lunghi dei i mezzi pubblici [2.5h/giorno]. Ringrazio mio suocero
    per la Sierra, la mia ragazza per avermi prestato la 147 nuova di
    zecca per andare al HeinekenJaminFestival-Vasco- ad Imola, mio
    cognato per avermi dato per sei mesi la sua 145QV rossa in attesa
    della 159, e ringrazio tutti amici per le innumerevoli: A6, V70,
    Q7, Punto, Ducato, 530, ……. Grazie per la generositá.
    Giuseppe

    • Io, invece, desidero qui pubblicamente ringraziare – a mio
      nome, certamente; ma anche a nome di centinaia di studenti che han
      frequentato l’Università degli Studi di Urbino negli Anni Ottanta –
      quella gentile studentessa di Farmacia proveniente da Avellino. La
      sua Peugeot CTi argento metallizzato nuova di zecca era, all’epoca,
      dai più conosciuta come “La Ninfomane” – l’automobile! Non la
      studentessa: fedele al proprio fidanzato munito di Porsche 911 –
      poiché si concedeva a chiunque la chiedesse, anche solo per una
      “sveltina” uscita in centro città. Non avevi l’automobile? Era
      guasta? L’avevi a tua volta prestata? Ti dava fastidio andar a
      vedere la partita della tua squadra di calcio del cuore in
      trasferta con la tua automobile che, con sigla anzi “nome della
      città” sulla targa apposto, ti avrebbe fatto individuare come un
      “avversario”? Bastava bussare alla camera della ragazza, in quel
      college, e chiedere: «Che mi presti la macchina?» per ottenere le
      chiavi di quella porta verso la felicità. Questo la prima volta. La
      seconda: «Che mi puoi prestare…» e ti ritrovavi già con le chiavi
      in mano. La terza: «Che…». Alla quarta occorreva solo un deciso
      “toc-toc” all’uscio, poi bastava unicamente accennarlo:
      trasmissione del pensiero. “Malelingue” dicono che non si trattava
      di generosità quanto, più prosaicamente, del desiderio di non
      essere distratta da quel che faceva in camera: studiare?
      Esisteranno ancora studentesse così o sono sparite assieme alle
      leggende dei disimpegnati Anni Ottanta? Francesco

      • “Esisteranno ancora studentesse così o sono sparite assieme
        alle leggende dei disimpegnati Anni Ottanta?” Non saprei, dovremmo
        domandare a quelli che oggi son giovani e studenti. — Da 3
        settimane oramai, in Auto ascolto il penultimo album del Jova: Ora.
        Behh, ha davvero dei bei testi, significativi, belle rime[baciate e
        non], poetico, e soprattutto energico, carico e… positivo! “Se
        non sarò in grado quando è ora mi va di farlo adesso che sono
        cosciente prima che durezza ci separi ringrazio tutti quanti,
        infinitamente” “E che mille secoli di storia non valgono un secondo
        vissuto veramente con chi ha combattuto per restare vivo con chi mi
        ha aiutato mentre mi arrangiavo con chi mi ha insegnato qualche
        cosa che risplende dentro di me” -quando saró vecchio- J

  32. io l’ho data in prestito spesso sia al mio vicino che al
    portiere del palazzo, guidano meglio di me perchè non dovrei
    farlo?Resta inteso però che non devono prendere multe e quindi
    raccomando di non parcheggiare in seconda fila o superare il
    semaforo rosso ma per il resto mi fido, mica scappano!

 

Lascia un commento

Devi essere registrato e loggato per lasciare un commento. Accedi al Club Motori.