Non so se state osservando come sta cambiando il modo di usare l’automobile. Non passa giorno, o quasi, senza una notizia che riguardi la connettività in auto, la rete wi-fi a bordo, la possibilità di interagire con la propria vettura a distanza. Siamo all’alba di una nuova era e forse quelli che stiamo facendo ora sono i primi passi che ci porteranno a usare la macchina come se fosse un accessorio del nostro smartphone. Roba da nativi digitali.
Vi confesso, invece, che mi piace l’idea di vivere “nel passaggio”, di essere un “nativo analogico” e allo stesso tempo di vivere nel mondo digitale. E mi chiedo (e giro la domanda a voi) se anche per l’automobile esista un prima e un dopo, un passaggio insomma, e cosa l’abbia determinato: fino a quando l’auto è rimasta “analogica” e cos’è che la renderebbe “digitale”? Così, con la complicità dei miei compagni di banco qui in redazione, abbiamo cominciato a cercare degli spartiacque, tipo i carburatori sono “analogici”, l’iniezione elettronica è “digitale”? Oppure, l’auto a guida autonoma è “digitale”, quella “da guidare” no? O ancora: è “culturalmente digitale” la vettura che prenotiamo in car sharing e “analogica” quella che compriamo? Il tema è interessante e, spero, anche divertente.
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133 Commenti
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Tu che auto hai? Win8? Android? IOs? I giovani di domani
non guarderanno più al numero di porte o al numero delle valvole,
alle sospensioni e nemmeno al colore della carrozzeria, quella sarà
roba da vecchi, da analogici. Io ho un’auto Win8 perchè è più
rapida nella ricerca rispetto all’ Android ed in più ho provato iOS
di mia mamma ma con quello non riesco ad entrare in FB. Non vedo
l’ora che esca Win9 per cambiare auto……. Gli spartiacque? Beh
sono tantissimi: Finestrini a manovella contro Vetri elettrici;
Contachilometri con i numerini che ruotavano contro Display
luminoso. Adesivo sulla portiera con scrito i Km dell’ultimo cambio
olio contro l’avviso sul display. Volendo anche la ruota di scorta
con il Crick contro il Kit ripara gomme.
Beh, la distinzione è ardua. Dal punto di vista tecnico
l’introduzione dei semiconduttori, quindi delle centraline
elettroniche, a cominciare da quelle di regolazione dello
spinterogeno, è stato forse il primo spartiacque tra auto
analogiche e digitali. Questo però non credo aiuti molto. Allora mi
verrebbe da dire che analogica è qualsiasi auto “immemore”. Nel
momento in cui la si guida, un’auto analogica permette di conoscere
esattamente cosa sta facendo, dalla cremagliera dello sterzo fino
ai mozzi delle ruote, in quanto il suo funzionamento è determinato
unicamente dalla meccanica in genere, dall’elettrotecnica, dalle
azioni di chi è al volante. Se nella progettazione dell’auto
s’introduce qualche forma di “memoria immateriale”, vale a dire non
legata all’usura e consistente in istruzioni per svolgere date
funzioni, la conoscenza di cui sopra ne risulta inficiata. Tali
istruzioni, infatti, non sono scritte né sul libretto d’uso e
manutenzione, né sui comuni manuali d’officina e, corrispondendo ad
azioni svolte in modo “oscuro”, l’auto non può più dirsi nel pieno
controllo di chi la guida. L’auto è diventata allora digitale. C’è
quindi da chiedersi dove fissare il limite entro il quale un’auto
dotata di “memoria immateriale” può ancora, nonostante tutto,
considerarsi “analogica”. La risposta in questo caso è semplice:
quando non obbliga a fare cose che non si vogliono fare e non
lascia fare cose che non si devono fare. Un esempio: le centraline
sono in genere programmate per far funzionare motore e dispositivi
vari secondo logiche che mirano all’ottenimento di certi risultati,
che non si conoscono, nel merito dei quali non si ha alcun potere
d’influenza e che magari non si condividerebbero se se ne fosse a
conoscenza. Poniamo che alcune di queste logiche facciano aprire
più frequentemente del necessario il portafogli, cosa che
ovviamente non si vorrebbe fare. Ecco che in questo caso l’auto
comincia a risultare parecchio “digitale”. Questo può accadere a
causa di rendimenti arbitrariamente regolati, di conseguenti
maggiori consumi, di interventi di manutenzione imposti, ecc.
Poniamo, invece, che alcune di queste logiche facciano trovare la
strada giusta, telefonare senza staccare le mani dal volante,
rimanere in carreggiata, frenare in tempo, ecc. Ecco che in questo
caso l’auto torna ad essere “analogica”. Fintanto che l’auto
garantisce le migliori condizioni d’uso e sicurezza per chi la
guida, o ne è passeggero, è da considerarsi culturalmente
analogica, indipendentemente da quanta elettronica abbia a bordo.
Tutti i dispositivi d’intrattenimento, comunicazione e connessione
per chi è alla guida con veicolo in movimento, eccezion fatta per
radio, musica, bluetooth, sono pertanto da considerarsi
culturalmente digitali. Spero che nessun nativo digitale perda mai
di vista questa distinzione.
Davvero molto interessante. Francesco
D’utok2me? C’mon! Mi rendo conto di dare una connotazione esageratamente negativa al concetto stesso di digitale, certo frutto d’una forma mentale, la mia, ormai superata. Il topic è divertente, interessante, ma anche complesso. In definitiva faccio considerazioni da vetero analogico irrecuperabile, che non riesce a cogliere il cambiamento culturale nella percezione e nell’uso dell’auto, e che pertanto si limita a girarci attorno ripiegando infine sul tema della sicurezza. Tu, piuttosto, che sei ancora giovane…
Ci siamo forse fraintesi? Il mio voleva essere il semplice
schermirmi dal tuo apprezzamento, del quale comunque ti ringrazio.
Soprattutto, la mia voleva essere l’espressione della volontà di
leggerti non “in replica”; come sai fare tu… Scusa per la melassa
finita sul tappeto.
Ma no, ma no: quale melassa e quale tappeto! Complesso e
raro occhio di pernice: questo il tuo scrivere! Perdonami: ma
l’argomento proposto dal nostro Carletto – capita, o insomma: non è
colpa al Nostro da attribuire, ma solamente legge dei grandi
numeri; inevitabile come, speriamo di no, un salto di corsia –
m’ispira “repliche”. Ogni tanto: un po’ di panca, un turno al
muretto se non proprio al paddock… Ci sta. Grazie, davvero: per
le belle parole! Francesco
Interessante visione. Quella dei valori volutamente
sfalsati mi ha acceso una lampadina nella testa. A regola, le
vetture, dovrebbero uscire dalla casa con la migliore
ottimizzazione prestazioni-consumi. Allora come mai un buon
preparatore (ripeto BUON) riesca a far ottenere migliori
prestazioni con pari consumi? Addirittura, ad andatura costante, i
consumi migliorano (provato sulla mia pelle).
Su una 156 1.9JTD 115cv, portata a 130/139cv[non ricordo
esattamente], i consumi calarono di ca.0,5l/100km e la maggiore
spinta era tangibile. C’é da dire che i costruttori puntano non
solo alla ottimizzazione prestazioni-consumi/emissioni, ma anche
alla ‘resistenza’ del motore. Si lasciano quindi un buon spazio di
tolleranza e quindi spazio per futuri miglioramenti. Per dire…ho
letto su una rivista teutonica che il 2.5TDI Audi era troppo
‘sfruttato’[con relativi problemi di tenuta] sulla versione 179cv
rispetto allo step 150cv.
Ho omesso un importante precisazione. Un buon preparatore e
ritoccando solo la programmazione della centralina.
Non hai omesso solo un’importante precisazione…Hai omesso
un’altra importantissima precisazione: bisogna vedere quale
normativa di inquinamento rispetta successivamente una vettura così
taroccata! La centralina dell’auto deve restare immacolata così
come esce dalla Casa costruttrice. Cordialmente Salvatore
Non sono concorde, Salvo.
I preparatori di centraline non sono dei criminali che “taroccano” la centralina, perché in tal caso lo sarebbero in primis le case e le officine autorizzate, giacché se ti rechi in uno di questi luoghi, e paghi, ne esci con una di queste fantomatiche centraline oscure… con la complicità della casa madre.
La questione, molto semplicemente, è che l’auto deve andare bene per tutti, e con questo presupposto la centralina deve essere un compromesso tra prestazioni/consumi/potenza/durata. Se un diesel euro 4 con 100 cv entra da uno di questi preparatori, in seguito, al massimo, ne esce lo stesso diesel, con 130 cv e sempre euro 4; questo perché le preparazioni devono rispettare determinati margini che vengono stabiliti dalla casa madre e di solito si attestano intorno al 30/33 % max di aumento di cavalli e coppia; oltre non viene più garantita l’affidabilità del motore e delle altre componenti e senza modifiche meccaniche si può andare incontro a spiacevoli accadimenti…
Quindi non è per niente difficile trovare un preparatore bravo che trova un mix migliore tra consumi, potenza e prestazioni, anzi.
E male che vada diminuiscono anche le emissioni, ma li bisogna vedere lo stato della marmitta prima…
Non credo proprio. Gli interventi alla centralina, caro
Niko, sono vietati dalla legge proprio perché non garantiscono
esattamente lo stesso rapporto stechiometrico che fa funzionare al
meglio il catalizzatore per abbattere le emissioni inquinanti. Se
fosse vero quello che tu dici tutte le Case automobilistiche
procederebbero fino al punto di garantire migliori consumi e
maggiori prestazioni compatibilmente con la durata standard di
250.000 km. dei motori odierni. Le Euro 6 sono meno inquinanti
delle Euro 5 con una differenza molto minore se prendiamo come
paragone le Euro 2 rispetto alle Euro 1 e la normativa
antiinquinamento è così stringente che le Case adottano il miglior
mix per garantire il rispetto della normativa, i migliori consumi e
le migliori prestazioni. Nessun preparatore è più bravo degli
ingegneri che progettano i motori e le centraline elettroniche
della Casa costruttrice. Cordialmente Salvatore
Si, la normativa resta tale. Anche perché al collaudo[Tüv],
vengono verificate anche le emissioni…
Da noi sono vietati in quanto è evasione fiscale. Alla
stessa maniera se utilizzi gasolio agricolo invece che per
autotrasporto. In Germania è quasi la norma avere delle centraline
aggiuntive o ritocchi vari. Non per niente c’è un gran numero di
preparatori che vendono kit aftermarket (AC Schnitzer, Brabus, ABT,
Carlsson ecc ecc). Ripeto: sul maggiore inquinamento di vetture
SOLO rimappate bisognerebbe attendere il parere di un esperto. Ora
come ora io non escludo a priori nessuna delle due ipotesi. So solo
che con rimappa fatta per bene il motore sembra avere un rendimento
migliore.
Infatti anche io penso che le case farebbero le mappature
migliori in assoluto come rapporto prestazioni-consumo. Ma il mio
dubbio è che le case ottimizzino tali mappature ad un ciclo
standard di omologazione a cui sono sottoposti i motori. Siccome
tale ciclo si differenzia sostanzialmente dall’uso reale ecco che,
nella realtà, tale mappa perfetta per l’omologazione diventa non
buona per il ciclo reale stradale. Ecco che, guarda caso, i cicli
omologati di vetture “spinte” sono più vicini a quelli reali di
motori “soft”. E’ qui che sento puzza di trucchetto.
Carlo, per favore cancella la versione scorretta, non l’ho
Infatti anche io penso che le case
riletto e fa schifo
dovrebbero fare le mappature migliori in assoluto come rapporto
prestazioni-consumo. Ma il mio dubbio è che le case ottimizzino
tali mappature ad un ciclo standard di omologazione a cui vengono
sottoposti i motori. Siccome tale ciclo si differenzia
sostanzialmente dall’uso reale ecco che, nella realtà, tale mappa
perfetta per l’omologazione diventa non buona per il ciclo
stradale. Ecco che, guarda caso, i cicli omologati di vetture
“spinte” sono più vicini a quelli reali rispetto a come succede per
i motori “soft”. E’ qui che sento puzza di trucchetto.
Se fosse vero quello che io dico tutte le case
automobilistiche ti fornirebbero anche una mappatura della
centralina “potenziata” (è brutto come termine, ma prendiamolo per
buono) da poter installare previo pagamento dopo l’acquisto…
oh… ma lo fanno… L’auto omologata per essere venduta in grande,
grandissima, serie deve rispettare dei canoni precisi, che, oltre a
essere quelli abbastanza demenziali dell’omologazione (mai vi fu
cosa più inutile del ciclo di omologazione) sono anche quelli delle
“leggi di mercato”; te, ad esempio, compreresti una Grande Punto
1.3 mjet con 120 cv? Onestamente non credo (non lo so, ma vado per
ipotesi, visto che motori più grossi, vuoi per costi, vuoi per
potenza hanno avuto un successo a dir poco modesto) e quindi la
scelta migliore è tenere quello da 90… la Ypsilon da 105cv quanto
ha venduto? Non abbastanza. La questione legalità… se non viene
dichiarato è sufficientemente ovvio che non sia legale, ma – cosa
accertata – se io, privato, faccio una nuova mappatura alla mia
auto che mi da x cv in più e x coppia in più, posso benissimo
dichiararlo alla motorizzazione, loro, dopo aver ricevuto un lauto
“compenso” in bolli, bollettini e marche da bollo, fanno tutte le
prove del caso e… ti dicono che va bene… Attento però, con
questo non dico che tu abbia torto o chissà cosa, dico solo che le
possibilità ci sono, chiuso. E gli ingegneri sono sicuramente i più
bravi in questo lavoro, ma un preparatore deve far capo a se
stesso, un ingegnere all’azienda che deve vendere a qualsiasi costo
quell’auto, e quindi ha dei limiti che è meglio che non superi…
Se poi ci sono dei preparatori altamente specializzati, con siti
internet, sedi legali,officine e quant’altro, devo forzatamente
supporre, comunque, che sia più legale di quanto si pensi,
altrimenti mi chiedo perché lo Stato non li abbia ancora fatti
chiudere…
Andando in ordine alfabetico mi viene in mente ABT…
Eccovi un video ove al min 2:15 vengono indicate emissioni [per
cavallo] ridotte e nonostante l’aumento della potenza, consumi ed
emissioni non sono superiori alla versione di serie. Di conseguenza
resta invariata la classificazione Euro. Oltrettutto, in Germania
l’assicurazione e il bollo non sono legate ai cv[fiscali] e quindi
non vi é evasione. Peró, bisogna far approvare e registrare la
modifica al Tüv. Anche presso i preparatori lavorano fior di
ingegneri…e la garanzia offerta sul lavoro fatto, ne é testimone.
Inoltre, l’obbiettivo dei preparatori é quello di puntare ad un
miglioramento, mentre le case costuttrici sono spesso legate da
altri motivi…specie di marketing. Credo non sia un problema
portare il 1.2 Fire di 69cv a 75 cv, ma Fiat non lo fa. Lederebbe
alle vendite del 0.9TA da 85cv. L’esistenza di preparatori é
assicurata perché c’é sempre e comunque un margine di
miglioramento.
http://www.abt-sportsline.de/en/about-abt/innovation-and-technology/
@Niko46 la Y [Sport Momo Design]1.3Multijet 105cv non ha
venduto granché, probabilmente perché il miglioramento delle
prestazioni rispetto alla 90cv era davvero marginale: 177km/h vs
175km/h; 0-100 in 10,3s vs 10,5s. Tutto ció forse dovuto al fatto
che -stranamente- condividevano la stessa coppia di 200 Nm/1 750
U/min.
Se la vettura ha la stessa coppia motrice massima le
soluzioni per avere più cavalli sono due: od hanno aumentato i giri
del motore od hanno tenuto la coppia più elevate nella sua fase
discendente (rispetto al modello da 90 cv). In entrambi i casi non
cambia granché.
@Nascar interessante quanto scrivi, magari il buon Carlo
D[&]G dispone dei relativi dati? Sono curioso…
@ri-Nascar In rete ho trovato dati che sencondo i quali sia
la versione con 90cv, che quella con 105, raggiungono la potenza
massima a 4.000giri. In teoria resterebbe la seconda possibilitá da
te elencata.
Per carità, lungi da me il voler fare l’apologia delle
centraline modificate e delle modifiche in genere (il tarocco come
concetto è un’altra cosa), ma posso assicurare, anche nel mio caso
per esperienza diretta, che alla revisioni le emissioni rientrano
tranquillamente nei limiti delle normative di riferimento. Semmai,
conoscendo i valori precedenti, si avranno NOx un po’ più alti
perché il motore non gira “grasso”, ma con temperature che restano
sempre in sicurezza, nel mio caso anche dopo aver abbassato la
testata di qualche decimo (si sta parlando d’un auto della seconda
metà degli anni ’90 e che ha già abbondantemente superato i 100’000
Km). Il rendimento è migliore perché alcuni dimensionamenti di
parti meccaniche, così come alcuni parametri di programmazione
delle centraline non sono sempre di pertinenza dei progettisti, ma
sono talvolta imposti “dall’alto”. Certamente questo avviene su
basi tecniche, ma altrettanto certamente con finalità volte più
alla standardizzazione ed alla economicizzazione del processo
progettuale, nonché produttivo, che non all’ottenimento del
migliore risultato. Ogni modifica ha un costo, determina la
“violazione” degli standard in uso, le relative assunzioni di
responsabilità, richiede verifiche e collaudi; insomma, per quanto
possa risultare utile, viene a volte percepita come una rogna da
evitare e basta. Il concetto di “immacolata”, per quanto appena
detto, diventa quindi perlomeno relativo. Visto che stiamo parlando
di digitale, dopo aver sistemato eventuali bug e modificato le
parti di codice semplicemente replicate, per motorizzazioni diverse
e su diverse versioni d’uno stesso motore, è infatti forse più
“immacolata” la centralina dopo il “trattamento” di quanto non lo
sia all’uscita dai cancelli della fabbrica. In questi casi il
digitale, per quanto possa sembrare paradossale, dimostra d’avere
un’anima analogica: quella di chi, con passione e competenza, ha
voluto e saputo riscrivere le righe di codice, che come le righe
d’una partitura scarsamente curata non permettevano la migliore
esecuzione d’un brano musicale, magari già bello, ma potenzialmente
bellissimo.
La mia domanda sulle centraline era incentrata a capire
anche questo aspetto. A parità di hardware l’equazione consumo=
emissioni significa che se ho più cavalli e consumo uguale allora
inquino uguale. E quindi mi chiedo come mai ci siano parametri di
miglioramento notevoli (20-25%) e le case, invece, ci diano meno
cavalli e coppia con pari consumi. Forse con le centraline
“potenziate” non avrebbero ottimi valori di consumo ed emissioni
nei cicli di omologazione che, come risaputo, non rispettano i
valori reali.. Anzi, più una vettura risulta parsimoniosa è più il
valore reale si discosta da quello teorico. Mentre i consumi
dichiarati su vetture potenti si avvicinano maggiormente a quelli
reali. Questo proprio per delle proprietà intrinseche del motore
che fa in modo che nei cicli di omologazione non si possa “rubare”
più di tanto. Qui servirebbe il parere di un vero tecnico.
Appunto, caro Nascar…Ma finora commenti tecnici ce ne
sono stati pochi e molti parlano perché hanno la bocca e per
sentito dire… E…soprattutto perché leggono poco 4R!
Cordialmente Salvatore
Partendo dal presupposto che è digitale, per me, tutto ciò
che è collegato ad un computer e ciò che viene comandato da un
“ordine elettronico”, gestito da apposito software o algoritmo, e
che comunque dà i suoi frutti trasmettendo un informazione
(comando) tramite una serie di bit… ovvero di 0 e 1 in linguaggio
binario. Di conseguenza l’acceleratore a filo è analogico e quello
elettronico è digitale, le centraline che ormai montano le auto da
qualche decennio sono digitali, mentre i carburatori sono apparati
analogici, l’orologio a lancette è analogico quello con le cifre
scritte sul display è digitale, la chiusura delle portiere è
centralizzata quella delle portiere di una volta che dovevi tirare
giù manulamente su ogni portiera separatamente è analogica,
l’antifurto è digitale (collega sirena, sensori, centralino, a
volte modulo gps,…) mentre il bloccasterzo meccanico è analogico,
le radio che si sintonizzavano con la rotella sulle auto di 20 anni
fa e sulle quali ogni 2 minuti dovevi riaggiustare la sintonia
erano analogiche quelle attuali a ricerca automatica sono digitali,
lo sblocco della porta con la chiave è analogico quello con la
scheda che tieni in tasca sfiorando la portiera è digitale, i freni
sono un impianto analogico ma l’abs è un apparato digitale che si
applica ai freni, il differenziale meccanico di alcuni offroad nudi
e crudi è analogico invece le moderne trazioni integrali sono
digitali (è vero che si basano su differenziali o frizioni
meccanici, ma sono comandati dall’elettronica),…. Di esempi penso
se ne possano trovare centinaia, forse migliaia con l’evoluzione
avuta negli ultimi decenni nel mondo dell’auto. E credo che questa
evoluzione porterà ad auto sempre più automatizzate e sempre più
piene connessioni: nel primo caso basti pensare ai sistemi già oggi
venduti -di solito come optional- su alcuni modelli che permettono
all’automobile di parcheggiare da sola, o ai test che si stanno
eseguendo su alcune auto sperimentali che “guidano” da sole per
mezzo di sensori, oppure ancora agli impianti frenanti che se
rilevano un ostacolo (specialmente ad andatura cittadina) azionano
i freni per diminuire i danni dell’impatto o in qualche caso
evitare lo scontro; nel secondo caso invece pensiamo ai moderni
sistemi che integrano navigazione internet tramite rete umts,
collegamento bluetooth tra sistema multimediale dell’auto e
telefono cellulare personale, sistemi di controllo satellitari che
ti informano su dove si trova la tua auto in quell’istante, ecc.
Secondo me il prossimo passo avanti da fare è la parte delle
“difese elettroniche”: se da una parte internet e il mondo
dell’informatica garantiscono grandi risorse e informazioni da
poter sfruttare in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo,
dall’altra pongono il problema dei virus e dei bug. Cosa accadrebbe
se un’auto in cui non solo l’impianto multimediale, ma anche
l’acceleratore, l’abs, gli airbag, i sistemi di sicurezza,
l’alimentazione elettronica,…, venisse attaccata da un virus o
colpita da un bug?! Finchè manda in tilt la radio è un conto ma se
l’auto frenasse o accelerasse all’improvviso? Da una parte si può
pensare di separare le due reti (quella dello svago e quella della
guida), ma ciò vorrebbe dire che molte auto in cui oggi tramite
apparato multimediale si comandano la risposta del motore e delle
sospensioni sarebbero già da scartare. Quindi l’unica soluzione è
quella di implementare una rete difensiva, un antivirus… con
tutte le difficoltà che ciò comporta, visto che anche gli antivirus
informatici sui nostri pc spesso non sono perfetti nonostante si
aggiornino quasi quotidianamente. Ai posteri l’ardua
sentenza
Digitale.
So cosa significa.
Ma qui lo considero in senso più ampio e profondo, nello spirito del thread.
Per me lo spartiacque è stato uno: lo starter. L’aria da tirare, per capirci. Una di quelle (tante una volta, ora meno) cose che ti fanno sentire un po’ manico anche se guidi una Fiat Uno.
Il digitale, l’informatizzazione, ti semplifica la vita. Ora accendi il motore e parti. Il livello olio su certe auto non si controlla più sporcandosi le mani. In altre, il motore è addirittura inaccessibile.
Il digitale ti dà tanto, l’analogico però ti dà sapore.
Ne vengo ora da un forum di strumenti musicali; il mondo delle tastiere, da 30 anni, è diviso tra strumenti analogici e digitali. Oggi sempre più digitali. Ma gli analogici resistono. Perchè?
Hanno sapore. Una bottiglia di brunello contro uno scaffale intero di bibite.
Il mondo dell’auto è diverso, non c’è posto per le nostalgie, quindi il digitale prenderà ancora più campo. Ed è un bene: una volta guidare era una cosa da eroi, oggi è per stressati il cui ultimo pensiero è ricordarsi di togliere l’aria o sfrizionare con perizia in salita senza usare il freno a mano.
Sebbene ognuno di noi abbia un punto diverso da cui vede iniziare la discesa verso il digitale, una considerazione è da fare: la strada è ancora lunga, il bello deve ancora venire.
Bello senz’anima?
Un po’.
Devo ammettere che io il senso dell’anima del bello
analogico, quello musicale stando al tuo calzante parallelo, l’ho
persa da tempo; più precisamente da quando m’è apparsa, come
accadde al Melandri di monticelliana memoria, la… Caroline Loeb di
“C’est La Ouate”. Nel suo négligé de soie, accompagnata da
percussioni e tastiere tutt’altro che analogiche, lei mi ha
indicato la via del digitalissimo synthpop, che non avrei più
abbandonato. Tu dici: senz’anima. Eppure i testi dei Depeche Mode,
dei De/Vision ecc. sono intrisi d’umanità, di temi esistenziali, di
visioni escatologiche, che potrebbero forse considerarsi la
compensazione analogica di tanta digitalità nelle musiche. Che
allora il digitale ci aiuti a dare più spazio e tempo
all’analogico? Che la cura dell’anima degli strumenti affidata al
digitale ci permetta di curarci di più, e meglio, della nostra di
anima? Certo, i virtuosismi analogici fanno bene all’anima, ma se
li affidassimo ad una gestione digitale (che comunque è un’arte a
sé e da non sottovalutare), l’artista potrebbe avere altro da
dirci, da darci? Tornando alle auto, poniamo di essere coinvolti in
una piacevole conversazione, d’essere arrivati a destinazione, di
dover parcheggiare in uno spazio angusto. La digitalità del sistema
elettronico che provvede alle manovre viene ad essere compensata
dall’analogicità d’una conversazione che prosegue, d’un piacere che
non s’interrompe. È, esasperando la situazione, come se un pianista
ad un certo punto dell’esecuzione si fermasse per sistemare lo
sgabello. Viva (anche) il digitale dunque? Bello e con
l’anima?
Bella piega ha preso la conversazione. D’altronde, se si
parla di musica, con me si sfonda una porta aperta. Tu dici:
digitale al servizio dell’analogico? Interessante! Quello che hai
affermato circa la profondità dei testi di musicisti nell’era del
digitale, è vero. Non so se è un caso, dovuto al contesto storico,
o se il digitale abbia in effetti “liberato” una creatività, quella
sì, tutta analogica. Ben venga, certo, il digitale! Per non
interrompere un’analogica conversazione, magari allietata da un
analogico Brunello, in barba al codice della strada. Sì, perchè il
digitale ci permetterà di sbronzarci in macchina, tanto quella
guiderà da sola. Ecco, quando molte vite saranno salvate da questo
miracolo della tecnica, allora potremo dire di aver aggiunto un
gradino superiore di civiltà. Se aspettiamo di diventare tutti
astemi, campa cavallo…
«Se aspettiamo di diventare tutti astemi…» Come recita
l’ottavo comandamento? «Ricordati del vino per santificarlo ogni
giorno»? C’è un solo sistema, decisamente analogico come analogica
è la nostra vita, per evitare che l’alcol trasformi la nostra amata
automobile in strumento di morte e per azzerare, almeno
gradualmente arrivandoci, la tragedia degli incidenti causati dal
guidare in stato di ebbrezza: educazione. Educare i nostri figli a
quel piacere cólto e decisamente analogico che si chiama: godere
fisico e spirituale del buon bere; e, parallelamente, educare ad
avere sempre rispetto. Rispetto, del tutto analogico, delle regole.
La prima e fondamentale, tra queste: goditi una buona bottiglia di
vino e rinuncia a guidare. Non farai del male a nessuno e del bene
a te stesso come a chiunque incontrerai sui tuoi passi: la vita
come la sa raccontare chi conosce la profondità del più antico
prodotto della Terra, dono sublime di Nostro Signore e di Bacco suo
sacerdote, non la sa raccontare nessun altro. Francesco
Per quanto io sia tra quelli, tornando alla tua sagace
metafora, che si fionderebbero sullo scaffale delle “bibite
digitali” dalle etichette fluorescenti (con gli OLED fotovoltaici
le corsie dei supermarket parranno piccole Broadway) per provarle
tutte (Coca Cola, Pepsi, la mitica, quasi introvabile Dr Pepper),
apprezzo molto la pragmaticità della tua ultima frase. Le tue
parole suonano molto digitali in quell’implicito apprezzamento per
gli smaliziati, intriganti artifici e le voluttuarie, compiaciute
sofisticazioni di cui solo l’ingegno umano è capace, e che possono
essere totalmente analogici, esattamente come nel caso del
Brunello. Un sobrio saluto, anche economicamente inteso; d’obbligo
coi tempi che corrono.
Ehm, rifraso: “Devo ammettere che io il senso dell’anima
del bello analogico, quello musicale stando al tuo calzante
parallelo, l’ho perso da tempo; più precisamente da quando m’è
apparsa, come accadde al Melandri di monicelliana memoria…”.
Monicelli ovviamente e “monicelliana” quindi. È che Monti sta
diventando un’ossessione; ti s’infila dappertutto.
Il digitale è utile, semplifica tante cose ma il concetto
di auto spero rimanga analogico. Il digitale è funzionalità pura…
l’analogico è PASSIONE. Anche negli impianti stereo è così. Tutti
gli appassionati veri hanno ancora amplificatori a valvole e
continuano a ritenere il vinile la migliore forma di espressione
musicale. Il CD toglie qualità di campionamento e il formato
digitale solo ora riesce a soddisfare i palati fini: la musica
liquida sta’ prendendo piede tra gli appassionati grazie al formato
FLAC che è campionabile ad una frequenza molto più elevate di
quella del cd. L’automobile si sta’ digitalizzando ma più come info
e entertainment che per altro. I ragazzi di oggi vogliono
confrontarsi sul software installato e sul sistema tablet montato
in auto. Come mai? Come mai prima i giovanotti godevano confrontasi
su cilindrata, cavalli, accelerazione e velocità mentre adesso sono
tutti informatizzati? Beh, la causa è anche in quello che ha voluto
trasmettere la società. L’auto deve essere più ecocompatibile, i
cavalli son brutti e cattivi e vengono tassati, i carburanti
costano un visibilio, c’è sempre meno spazio per parcheggiare, c’è
sempre più traffico ed autovelox e spesso risulta difficile godere
delle prestazioni….. …allora l’attenzione viene fatta spostare
verso altre caratteristiche. Poi, oggigiorno, i ragazzi sono sempre
più fissati con internet e social network. Vai in vacanza? Invece
di andare a giro e basta ti fermi ad ogni WI FI disponibile a
caricare foto e commenti su facebook. Vuoi far sapere tutto di te e
vuoi sapere tutto degli altri. Quindi anche l’auto sta’ sempre più
diventando strumento da bimbi-minchia: cioè un enorme tablet con
cui mostrare su facebook il semaforo a cui sei fermo, la galleria
in cui stai entrando, le pecore al pascolo nella collina adiacente
la strada, le foto dei tuoi amici che si mettono in posa nei sedili
posteriori…. le foto del muro che hai preso in pieno perchè
invece di guidare eri su quel caxxo di facebook!!!!!
Caro nascar lei sta prendendo la parte più “stupida delle
nuove generazioni. Io come giovane posso portare ad esempio il mio
campione di ragazzi universitari. La nostra generazione l’auto
proprio non la guarda!!! Anzi viene considerata come l’ultimo mezzo
collaterale per gli spostamenti. Se si vivie in una grande città
l’auto è inutilmente inutile: la generazione erasmus predilige
l’utilizzo di mezzi di trasporto. Chi viaggi oramai ha capito che
con uno zaino in spalla scopre di più un paese rispetto a girarlo
in macchina. Con gli amici davanti ad una birra l’argomento
automobile non viene proprio più toccato, caso mai lo scuterone per
chi vuole la “comodità”, molti hanno iniziato ad utilizzare la bici
(non siamo hipster). Questo per dire che le nuove generazioni
all’auto ci stanno pensando sempre di meno e infatti le case
automobilistiche corrono ai ripari aggiungendo vari amenicoli che
attirano solamente i bimbiminkia.
Chi vive in certe città posso capire che quasi non guardi
più all’automobile. Dovessi guidare tutti i giorni per ore in coda
in tangenziale a Milano credo proprio che sarei di quelli che
scapperebbe a gambe levate in un eremo senza auto. Fortunatamente
io, dell’auto, posso ancora godere di tutte le qualità dinamiche,
ed anche per questo la mia passione per i cavalli e la dinamicità
non cala. Forse i ragazzi erasmus sono più portati a viaggiare
zaino in spalla. Molti altri, invece, non potrebbero viaggiare
senza il tablet e senza postare tutti i giorni qualche foto su
facebook. Non condanno nulla di quello di cui stiamo parlando. E’
l’uso smodato quello che condanno. Anche io sono su facebook, anche
io adoro i touchscreen ed anche io ho una smartphone 4,3″ con tutte
le funzioni di questo mondo. Mi piacerebbe avere il controllo delle
funzioni dell’auto da touchscreen perchè lo reputo rapido ed
intuitivo. Ho 32 anni. Ma quando guido non me ne frega nulla di
chattare su FB. La nuova frontiera quale sarà? Si chatterà su FB
anche quando si giace nel letto o sul divano con una ragazza
svestita? Vedo mia cugina di 16 anni che ha sempre il telefono in
mano. Passeggia e chatta, parla e chatta, guarda un film in tv e
chatta. Questo è quanto non condivido. Essere collegati al mondo
tramite uno strumento multimediale…. e non con il cervello ed il
proprio corpo.
Caro Nascar: benvenuto tra noi anziani! Ma non
preoccuparti. Sapessi quant’è bella l’età adulta: qui ci si
emoziona ancora! Proprio vero che il mondo s’è capovolto: i vecchi
sognano, i giovani brontolano. Francesco
Grande Francesco. “I vecchi sognano ed i giovani
brontolano”. Questa è fantastica!!!! Fantastica quanto triste
realtà. Io questi ragazzini non li vedo più meravigliarsi o
sognare… adesso è tutto digitalizzato, pure i loro
pensieri.
Direi che la stragrande maggioranza dei giovani se ne frega
dell’auto, a parte le ovvie rimostranze sui costi (assicurazione,
benzina ecc.). E’ qualcosa che non provoca loro particolari
emozioni, se si esclude forse la soddisfazione per il conseguimento
della patente. Non si interessano di cv o di km/h, al limite di
qualche dettaglio estetico. A 34 anni, mi accorgo di essere molto
sorpassato. La mia passione resiste, pur con mille limitazioni (e
continuo a trovare impagabile girare da turista il centro Italia in
auto). Ma che sarà poi delle future auto d’epoca fra alcuni anni, e
di quelle che già lo sono? Non vedo affatto l’interesse verso le
bellissime, superate, talvolta inaffidabili ma affascinanti vetture
di un tempo. Avremo gente che non ha la più pallida idea delle
Montreal, Countach, Montecarlo, ma anche le prime M3 e via
dicendo…
Mi spiace ma state generalizzando. Anche io dovrei essere
uno di quei ragazzi/bimbi-minchia (ho quasi vent’anni) che vede la
macchina come un tablet dotato di ruote, ma non è così. Mi piace
guidare, cerco sempre una scusa per prendere la macchina. Vedo
l’auto come un gioco, ma non digitale bensì meccanico: a partire
dal numero di cilindri fino ad arrivare al tipo di sospensioni che
monta. Sono felice ogni volta che mi siedo dietro un volante e mi
scappa sempre un sorriso per una curva ben impostata. Tornando
all’argomento del topic, a mio parere, un’auto è “digitale” quando
non ti fa più sentire parte di lei perchè non ti trasmette quello
che stanno facendo le ruote, in quanto tutto è controllato
dall’elettronica in modo troppo restrittivo quasi come se vi fosse
un deficente al volante. Del resto la direzione purtroppo è questa:
un’ auto sempre più digitale che guiderà da sola perchè gli
appassionati sono sempre meno e la maggir parte della gente vede
l’auto come una cosa che su muove. questo e’ sicuramente vero
quando più della metà dei proprietari di bmw serie 1 sono convinti
che la loro auto sia a trazione anteriore.
Credo che sia opportuno anche fare un altro distinguo: c’è digitale e digitale.
Il digitale inteso come elettronica che da una mano al guidatore e all’auto, quindi iniezione invece di carburatori, servosterzi di ogni genere (ma soprattutto elettrici, che “consumano” meno), centraline elettroniche e aiuti alla guida…
Poi c’è il digitale “entertainment”, d’intrattenimento; volto a vivere meglio l’auto attraverso connettività wi-fi, bluetooth, radio di ultima generazione, navigatori che ti dicono tutto e niente.
Nel primo caso reputo si possa dire che è un digitale che implementa la funzionalità analogica dell’auto, lasciandone fondamentalmente inalterate le caratteristiche di base; fino al punto in cui non si vanno a creare sistemi elettronici che tendono a sostituire il guidatore, ecco, in questo caso penso che si cada nel vero digitale, come inteso nel post, però è anche vero che, rimanendo a quello che ho detto prima, questi tipi di sistemi servono per migliorare la vivibilità dell’auto, e quindi rientrano nella seconda categoria…
Penso quindi, che si possa parlare di analogico “ibrido” in tutti quei casi in cui l’elettronica presente nell’auto è votata nell’aiutare semplicemente chi guida, e basta (l’esp non può far niente da solo, come l’abs, il controllo di trazione, ecc…).
Altro discorso è per il digitale puro, da smartphone, per me abbastanza inutile e nocivo nelle auto, di conseguenza, vedendo tali aggeggi come un “nulla di buono” non mi esprimo in materia, perché proprio non mi piacciono…
A dire il vero io e mio padre, che fra non molto dovrà cambiare l’auto, non siamo propriamente a nostro agio. Non che manchino le auto, ma per trovare qualcosa di semplice ormai bisogna rivolgersi alla Dacia. Ad entrambi frega nulla di monitor, touch screen e balle varie, anche se se la possibilità di connettersi potrebbe essere utile in determinate circostanze. Non certo quando si guida…Leggo delle novità made in Usa, della possibilità futura di lasciar guidare l’auto nelle situazioni di coda e sino a 60 orari: resto del parere che debba essere l’uomo, possibilmente sobrio e con buon senso, a condurre l’auto in tutto e per tutto. Avranno pensato sicuramente a eventuali sistemi di sicurezza affinchè gli automatismi totali non vadano nel pallone, ma tant’è.
Se dovessi citare un primo spartiacque di questa tendenza, direi i casi delle classe C del 2000 e della Mazda 5 di qualche anno dopo, i cui assetti non erano certo ottimali e sui quali metteva una pezza l’ESP, dispositivo fondamentale ma che dovrebbe essere l’onnipresente ciliegina sulla torta di un buon telaio/assetto di base e non l’ancora di salvezza di una progettazione non accurata. L’altro, più clamoroso, epocale direi, è dato dal fatto che molta gente ormai non chiede più quanti cv ha l’auto e quanto fa, ma si cura di quel che c’è sulla plancia. Io resto della vecchia scuola, pronto ad accogliere qualche innovazione davvero utile e non frivola.
Ovviamente concordo con Nascar sui bimbiminchia, ma anche sugli adulti che si comportano come tali. Ed anche sui supertecnologici che, convinti che la loro auto accenda automaticamente i fari, vanno in giro con le luci diurne di notte (solo anteriori), pronti per essere tamponati. Ce ne sono. Mine vaganti.
La digitalizzazione dell’Automobile é cominciata in scala
larga negli anni 80. Personalmente il ricordo che piú allaccio a
questo inizio di passaggio, é la chiusura centralizzata [pneumatica
quella della W123 a quella] elettrica della Regata. Poi la sigla
Turbo i.e. della Uno, quindi la gestione elettronica dell’
iniezione [Bosch K-Jetronik]. Oggi questo passaggio é probabilmente
piú legato ad accesso internet e simili, che alcuni reputano
sciocchi. Ovviamente vi é un utilizzo piú nobile della
digitalizzazione: ABS, Airbag, ecc… La parte che sinceramente
temo? Il drivebywire. Per me é giá tanto il servosterzo elettrico,
figurarsi tutto lo sterzo poi…
Carissimo Carlo, ho letto e riletto i commenti degli amici
piu’ su, ho pensato e ripensato a tutti gli step di
“digitalizzazione” dell’automobile (perche’ si, sono stati tanti)
senza riuscire a trovare un passaggio piu’ importante degli altri.
Le centraline elettroniche al posto dei carburatori, l’ABS al posto
della sensibilita’ del piede, l’ESP al posto della capacita’ di
fare correttamente una curva e di gestire le sbandate col pedale,
il navigatore in auto al posto delle care vecchie cartine, il
bluetooth che ha integrato il telefonino in auto togliendocelo
(meno male…) dalle mani, l’integrazione coi social network dalla
plancia, il “drive by wire” che ha tolto di mezzo il caro comando
meccanico… nulla che fosse piu’ o meno importante ed epocale
degli altri. Ma poi… poi la risposta e’ arrivata… cosi’, da
se’, guardando una pubblicita’: la pubblicita’ dell’auto che si
parcheggia da sola. Ecco lo spartiacque, ecco la svolta, ecco il
definitivo passaggio che mai avrei voluto vedere e che mai
accettero’: l’auto che guida al posto mio. Ci fu un articolo sulla
nostra amata rivista, tempo fa, in cui si parlava dell’auto del
futuro. Veniva rappresentata come una specie di salottino
monolocale, a forma di vagoncino del treno, in cui le persone
stavano comodamente sedute chattando, lavorando, o semplicemente
guardando il panorama, mentre il mezzo (che mi viene difficile
chiamare auto, perdonami), li conduce dove desiderano,
semplicemente con un comando vocale. Quale e’, quindi, il passaggio
fondamentale? Quello che dovra’ ancora arrivare, e che in cuor mio
spero sia tanto in la’ con gli anni da impedirmi di vederlo ma,
soprattutto, di viverlo. Perche’ quando mi siedero’ nell’abitacolo
di un auto e la stessa auto fara’ tutto da sola allora vorra’ dire
che sara’ definitivamente finita l’era analogica, ed io mi faro’
volentieri da parte. Saluti.
Sono un collezionista di auto d’epoca e come tutti voi
guido anche auto moderne. Perciò mixandole tutti i giorni questo
tema mi ha colpito molto. Le differenze più significative secondo
me sono legate all’ESP e suoi derivati (inclusi i più moderni
sistemi di frenata) e ai fari allo xeno intelligenti. Il sistema di
iniezione, il cambio, il motore, le prestazioni in generale infatti
a mio parere non hanno subito grossi progressi: ho guidato e guido
tuttora auto di 40 e più anni a carburatori di cui sostanzialmente
non si avverte la presenza rispetto a un iniezione elettronica,
cambi automatici dolcissimi e pronti nello sfruttare la coppia
motrice, motori con più di 300 cavalli che regalavano prestazioni
adeguate già negli anni ’60. Quello che è il vero spartiacque tra
analogico e digitale è la sicurezza: esp, ma anche maggiore cura
costruttiva del telaio, e soprattutto maggiore potenza frenante. La
mia Mercedes Benz del 2011 monta di serie l’ILS ed è davvero
fantastico: guidare di notte in un percorso tortuoso è appagante,
con il fascio luminoso chiaro e cristallino che pennella le curve.
Navigatori e infotainment sono sì importanti, ma oramai possono
essere disgiunti dall’auto in sè, poichè disponibili su qualsiasi
smatphone e quindi applicabili a qualunque auto analogica. Il car
sharing invece è altro: non riguarda l’automobile in sè ma la forma
di utilizzo dell’auto, che paradossalmente potrebbe pure essere
analogica: un car sharing di auto anche analogiche…
Il progresso enorme tra un’auto degli anni ’60 e un’auto di
oggi, grazie alla “digitalizzazione”, riguarda, oltre alla
sicurezza, il grado d’inquinamento incomparabilmente inferiore
dell’auto odierna, che rende di colpo improponibile qualsiasi serio
confronto tra le medesime… Cordialmente Salvatore
Certamente salvo127. Ma è anche vero che l’auto d’epoca è
un oggetto di nicchia, anche perchè i costi di acquisto,
manutenzione e rimessaggio sono inaccessibili ai più. Dunque
l’inquinamento passa in secondo piano, anche perchè per il 99% dei
miei spostamenti sono effettuati con la mia moderna auto Euro 5…
che tuttavia tra dieci anni sarà obsoleta così come la totalità
delle auto di oggi. Pensaci: anche la più performante delle auto
ibride di oggi tra qualche decennio sarà vista come obsoleta e
inquinante. Dunque non reputo che l’attuale livello di normative
sulle emissioni inquinanti sia il vero salto verso il digitale di
cui stiamo parlando. Semmai lo sarà il passaggio definitivo
all’elettrico di tutta la produzione mondiale… se mai avverrà. Ma
a quel punto si porrà il problema di come e da dove ricavare
l’energia elettrica per muovere 1 miliardo di autoveicoli, dal
momento che le centrali nucleari sono in fase di smantellamento
pressochè ovunque. Non vorrei ci fosse un proliferare di centrali a
carbone…
Mi dispiace, ma fra 10 anni le macchine si sostituiscono ed
intanto mi fa piacere sapere che in 10 anni la mia Euro 4, 5 o 6 ha
inquinato oltre il 90% in meno di una Euro 0 ante anni ’90…La
digitalizzazione ha permesso un abbattimento drastico delle
emissioni inquinanti: dovresti leggere di più 4R e sapere che una
vettura degli anni ’60 emette emissioni inquinanti quanto più di 90
vetture odierne. Quindi il mettere al bando dai centri storici
queste auto è più che legittimo… Cordialmente Salvatore
Caro Salvo, Lei sbaglia: non spetta al buon cuore del
singolo cittadino occuparsi dell’ambiente ma alle pubbliche
amministrazioni. Non sono io che devo preoccuparmi di inquinare di
meno, ma è il mio comune che mi deve mettere nelle condizioni di
farlo. Io ho la doppia cittadinanza americana e italiana. In
California, dove per altro risiedo, sono stati fatti passi enormi
per ridurre l’inquinamento, molto più che in Italia. E soprattutto
sono fatti concreti, come l’enorme diffusione delle colonnine per
ricaricare le auto elettriche, realmente molto diffuse. Ma non si
applicano balzelli e proibizionismo sulle auto già circolanti,
bensì solo su quelle di nuova produzione. In California le auto
storiche sono tutelate dalla legge e possono circolare ovunque e
sempre. Per altro negli Stati Uniti ci sono ancora molte auto
ultraventennali in giro(ma trascurabili rispetto alla totalità del
parco circolante), poiché a differenza delle piccole auto europee
quelle auto erano costruite per essere affidabili e durare a lungo.
Non è insolito trovare Chevrolet, Lincoln o Cadillac degli anni ’70
ancora perfettamente conservate e funzionanti per via dei loro
enormi motori sottoposti a minime sollecitazioni (anche per via
dello stile di guida molto più blando rispetto all’Italia e alle
condizioni delle strade molto migliori, inoltre è indubbio che un
V8 7,5 litri aspirato abbia attriti sensibilmente minori rispetto a
un 1,5 litri 4 cilindri, magari pure turbocompresso). Nessuno qui
si sogna di rottamarle o di limitarne la circolazione: tanto sono
poche e in via d’estinzione. Anzi, vengono appunto tutelate dalla
targa “antique” o “historic” che consente di accedere a diverse
agevolazioni. Inoltre limitarne l’uso andrebbe a penalizzare le
classi meno benestanti che non possono permettersi di cambiare
l’auto spesso: del resto a che pro cambiare un’auto di dieci anni
con 100.000 kilometri quando ne può fare almeno altrettanti? Giusto
dunque limitare sempre più le emissioni sulle nuove
immatricolazioni facendone ricadere i costi sulle Case
Automobilistiche, e non sui clienti. Poi, se proprio uno vuole
sentirsi ecologico, prenda i mezzi che ormai sono capillari in
tutte le grandi città o si installi i pannelli solari sul tetto. Ma
guai a minare la libertà altrui, perchè un giorno qualcuno potrebbe
voler minare la Sua di libertà, caro Salvo.
Non sbaglio affatto, caro Pillarless, che mi ricorda un
altro frequentatore di questo blog che portava avanti le stesse
idee e con il quale ho polemizzato in passato…Il concetto di
libertà non è assoluto, ma deve essere compatibile con altri valori
costituzionalmente garantiti. L’art. 32 della Costituzione tutela
il diritto alla salute come “fondamentale diritto dell’individuo e
interesse della collettività” e pertanto è più che lecito limitare
la libertà altrui quando attenta alla salute dei cittadini.
Giustamente tutti i Comuni italiani impongono divieti di
circolazione alle auto non catalizzate (tutte quelle anteriori al
’92) e, pian piano, col passare degli anni, estendono il divieto a
quelle un po’ meno inquinanti. Ed è giustissimo e ciò avverrà
sempre più, proprio perché in Italia la salute dei cittadini è
considerata un bene irrinunciabile. Il caso ILVA è emblematico: la
libertà di lavorare va riconosciuta, ma sempre che non danneggi il
diritto alla salute, che è più importante del diritto al lavoro.
Ciò che avviene negli USA non mi interessa affatto; io mi riconosco
con le leggi e con i provvedimenti amministrativi adottati nel mio
Stato. La libertà va “controllata”, perché sennò non siamo in
presenza di libertà civile, ma nel suo esatto contrario e cioè “il
diritto di fare quello che ci pare e piace”, che è spesso un
attentato alla libertà altrui. Io osservo le leggi del mio Stato e
non ho da temere infuturo per la mia libertà, non se ne preoccupi
minimamente! Cordialmente Salvatore
Mi trovo in perfetto accordo con Pillarless. Gli USA, pur
coi i lati negativi di qualsiasi nazione, hanno avuto il merito di
approvare il primo Air Pollution Control Act nel ’55 (riguardante
le emissioni in atmosfera in genere), cui è seguito il Clean Air
Act del ’63, fino a giungere alla sua stesura del ’70 e successivi
emendamenti del ’77 e del ’90. Ebbene, proprio il CAA del ’70 ha
portato all’introduzione dei catalizzatori sulle auto, da noi
introdotti solo vent’anni dopo e con forti resistenze da parte, in
particolare, dell’industria automobilistica italiana e francese, in
palese ritardo tecnologico rispetto alla Germania, nazione da
sempre più attenta alla salvaguardia dell’ambiente. Quanto ai
comuni italiani, la caratura delle cui municipalità si misura in
semafori, autovelox e regolette varie, di obblighi alle emissioni
se ne affiggono pure nei vespasiani, e intanto le mafie interrano
in discariche abusive e in cantieri vari ogni sorta di rifiuti
speciali. Quanto all’ILVA, il fatto che ce ne si sia accorti
praticamente l’altro ieri… Pillarless è probabilmente
appassionato di muscle car anni ’70, già catalizzate quindi. Per
giunta negli USA è possibile il resto mod, che consente di
apportare una grande quantità di modifiche, compreso
l’aggiornamento/sostituzione di motore e relativi dispositivi
anti-inquinamento, su auto che da noi sono considerate solo
storiche e che si vedono solo in occasione di raduni, ma che negli
USA vengono utilizzate anche quotidianamente. Girano ancora, ad
esempio, BMW 2002, Mercedes SEC, Fiat 124 Spider America, Alfa
Milano… giusto per far riferimento a vetture note in Italia; tutte
catalizzate. Se non fossimo un paese in cui il bizantinismo
pachidermico ci schiaccia, limitando “pesantemente” la nostra
libertà, potremmo, tra l’altro, guidare auto anni ’70/’80 che,
restaurate e/o aggiornate senza il vincolo di leggi ottuse e
penitenziali, potrebbero essere ancora attuali, per la gioia di
appassionati e non. Digitalità, intesa come analogicità burocratica
da eliminare, vero cancro del nostro sistema, fa quindi anche rima
con libertà.
Mah, Salvo, leggendola lei mi pare un talebano. In tutto il
pianeta Terra, tranne che in Italia, le automobili storiche sono
tutelate e possono liberamente circolare anche nei centri storici,
magari pagando un ticket come per esempio a Londra. Del resto a
Milano pagano pure le Euro6 per accedere in zona Area C. Solo in
Italia amiamo distinguerci. E del resto non siamo nemmeno uniformi
e coerenti: in alcune città si può, in altre no, il giovedì fino a
una certa ora, il mercoledì fino a un’altra ora, il sabato sì,
certe domeniche no… C’è da uscirne pazzi. Ribadisco: non è il
singolo cittadino che deve preoccuparsi della salute pubblica, ma
lo Stato. Lei evidentemente ce l’ha contro le auto d’epoca che
probabilmente devono sparire dalla faccia della terra, ma immagino
che non viva in una casa bio, ricoperta di pannelli solari e
immagino ulteriormente che Lei non cambi la macchina ogni mese non
appena ne esce una nuova un po’ più ecologica di tutte le altre.
Poi si accanisce contro le auto d’epoca come se se ne vedessero in
giro a milioni, quando se ne incontra si e no una ogni diecimila
auto circolanti. Si preoccupa delle irrisorie emissioni di una
singola auto d’epoca e non di uno qualsiasi della pressochè
totalità dei mezzi pubblici circolanti, per non parlare di camion e
furgoni, che inquinano -quelli sì- in maniera spropositata.
Difendiamo e valorizziamo le auto d’epoca, patrimonio culturale
importante per chiunque abbia a cuore l’automobile. Grottesco che
proprio su Quattroruote si debbano leggere prese di posizione come
le sue…
Eh, ha veramente ragione: sono proprio un talebano… Ma mi
spiega dove ha letto in un mio intervento precedente che io ce l’ho
“contro le auto d’epoca che probabilmente devono scomparire dalla
faccia della terra”? RingraziandoLa anticipatamente e salutandoLa
cordialmente Salvatore
la passione dell’auto è come tutte le altre passioni: non
hanno molto di razionale. le auto attuali sono sicuramente più
sicure e inquinano meno ma…. tolta la vettura aziendale (euro 5)
il mio parco è BMW M5 3.6 ’89 6 in linea Grand Cherokee 5,2 ’94 V8
RO80 ’72 1,0 Wankel Birotore (…. tra poco festeggio i 10.000 cc -
“no replacement for displacement”)
«Grottesco che proprio su Quattroruote si debbano leggere
prese di posizione come le sue…» [cfr Pillarless] Frasi di questo
tipo pongono in evidenza: – come ci siano tante, forse troppe,
persone incapaci di andar oltre, con occhi mente e cuore, il
proprio ristretto orticello di provinciale borghesuccio piccolo
piccolo. – che ci siano tante, forse troppe, persone incapaci di
appassionarsi all’automobile, di questa non sapendo cogliere la
meravigliosa essenza illuminante. – come ci siano tesante, forse
troppe, persone che guardano all’automobile unicamente come oggetto
di immagine e di potere, estensione del portafogli e non del cuore,
simbolo di ricchezza e non di passione. Si consiglia un abbonamento
a “Mani di fata”. Tanto per allargare gli orizzonti culturali e
allenare il cervello. Francesco
@francy6708 Mi scusi, ma Lei chi è? Come si permette di
darmi del piccolo borghesuccio provinciale? Di stabilire che guardo
all’automobile “unicamente come oggetto di immagine e di potere,
estensione del portafogli e non del cuore, simbolo di ricchezza e
non di passione” ? Guardi risparmi ad altri le sue farneticazioni
di cui è già fin troppo intasato questo blog. Tra l’altro Le
comunico che ormai salto a pié pari quel che scrive: lo trovo di
una noia mortale oltre che sconclusionato e soprattutto trito,
ritrito e privo di spunti di riflessione. Non le piace quello che
ho scritto? Benissimo, salti a pié pari anche Lei oppure argomenti
in maniera intelligente e pertinente. I pregiudizi e le mani di
fata lasciamoli alle scuole medie, per favore.
Caro Pillarless, quel che Lei scrive non fa che rimarcar
ciò che già aveva evidenziato sentenziando su Salvo127: non sono,
certamente, io a permettermi alcunché; quanto, ben più
semplicemente, Lei che suggerisce di sé fornendo, attraverso il Suo
scrivere, mirabile ritratto di piccolezza sconcertante e, perfino,
grottesca. Salti pure: ne ha – ci mancherebbe – piena facoltà e
diritto. Diritto di scegliere: come, in questo caso, di rinunciare
ad apprendere, a crescere culturalmente, ad ampliar orizzonti
mentali e cognitivi, migliorare il sapere specificamente
automobilistico quanto, più ampiamente, generale. A cominciare dal
rifiutare, scioccamente, di riflettere sulle preziose parole di
Salvo127 che, sicuramente, civilmente ha «diritto di cittadinanza»,
per usar felice metafora dello stesso nostro Salvatore, tra le
pagine virtuali del web di “Quattroruote”, persino più – se
possibile – di tanti altri tra noi: se non altro, poiché già
bastevole è, per la passione e la cultura automobilistica che le
sue parole suggeriscono, ispirano, insegnano, trasmettono. Passione
ad ampio e infinito spettro, non stupidamente manichea: qui la
differenza tra l’essere cosmopolita e provinciale. Anche in campo
“puramente” automobilistico. Che altro scriverLe? La stupirò: il
Suo rifiuto a legger quel che io scrivo – faticosamente
arrangiandomi tra il mio debole italiano, la mia scarsa capacità di
comunicare e la difficoltà derivata dalla poca dimestichezza a
scrivere, consapevole del mio essere ignorante – mi intristisce. Da
parte mia: leggerò sempre insaziabile quel che Lei vorrà
trasmetterci scrivendo, così come riservo uguale “attenzione” ai
commenti di tutti i nostri amici. Diversamente da Lei, caro
Pillarless, io non sono nato imparato e ho ancora tanto, ma tanto,
ma tanto da apprendere. Soprattutto da Lei. Francesco
@ Pillarless Vedo che Lei sfugge al mio tentativo di
dialogare “filosoficamente” sul concetto di libertà… Secondo Lei,
il vietare la vendita di armi a chicchessia ed imporre una
disciplina che limiti la libertà ponendo come requisito il
conseguimento del porto d’armi, come per poter uscire liberamente
dal territorio nazionale per accedere ad uno Stato extra-Ue occorre
il passaporto, vuol dire che siamo talebani? Bene fanno i Comuni a
limitare la circolazione delle auto più inquinanti: l’ho detto e lo
ripeto e, come giustamente Francy ha rilevato, credo di avere più
passione io per le auto d’epoca, anche se non le guido, che Lei…
Attendo una risposta, da un filosofo della libertà come Lei crede
di essere… Cordialmente Salvatore
@Salvo127 Guardi Salvo, continui pure a pensare quello che
le pare. I fatti dicono che solo in Italia le auto d’epoca
(d’epoca, iscritte ai registri storici si intende, non comuni auto
vecchie usate quotidianamente) non possono circolare. In tutto il
resto del mondo no. Mi creda, mi sposto davvero frequentemente in
tutto il pianeta per lavoro. Ciò è semplicemente grottesco. Ed
ancor più grottesco che Lei elevi a modello civile e burocratico
proprio il nostro Paese. Io e la mia famiglia per fortuna da sempre
viviamo in California e in Italia ci veniamo solo da turisti, ma
ogni volta mi piange il cuore. Pensi che io e mio padre con grandi
sacrifici un anno fa abbiamo portato via dall’Italia una splendida
Miura, di cui il proprietario si è dovuto disfare proprio perchè
non riusciva più ad usarla a causa dei continui blocchi (e del
redditometro sempre più invadente). Ora la Miura è a casa mia a San
Diego, ci giriamo quando ci pare, senza consultare orologio e
calendario, ed è in buona compagnia di un nutrito gruppo di auto
d’epoca. Il tutto in una zona splendida, con un clima e una natura
meravigliosi, in un contesto dove l’ambiente e l’ecologia sono
davvero tutelati (dovrebbe vedere quante colonnine per le auto
elettriche ci sono, e quante di queste siano effettivamente nelle
mani dei privati). Altro che bloccare le auto storiche e poi far
girare i mezzi pubblici a diesel euro 3 come avviene in Lombardia,
o euro Zero come invece avviene in molte zone d’Italia. Lo Stato
della California è molto, ma molto più all’avanguardia dell’Italia
e del resto del mondo nella tutela dell’ambiente: tutti i movimenti
ecologisti sono nati qui. Ma la politica da sempre perseguita è
quella dell’innovazione e della sostituzione: tutti i prodotti
nuovi di qualsiasi tipo vengono man mano aggiornati per essere
sempre più “puliti”, obbligando tramite severe leggi le case
costruttrici ad adeguarsi a standard sempre più elevati. Il tutto
senza obbligare il privato cittadino ad inseguire standard
oggettivamente onerosi per le masse, ma molto più semplicemente
lasciando che sia il mercato stesso a generare il fenomeno di
sostituzione. Vogliamo parlare di chi a Milano ha comprato una Euro
5 perchè con Ecopass non pagava l’accesso al centro e poi con Area
C si è ritrovato a pagare come uno che si è tenuto la sua Euro 2?
Vivo in California, ma il Corriere della Sera lo si legge anche
qui… Per quanto riguarda Francy, non merita nemmeno una risposta.
Mai letta tanta pomposità, piccineria e maleducazione unita a
spocchiosa arroganza in un solo scritto.
Leggo con orgoglio le parole che chiudono l’intervento
dell’amico Pillarless. Davvero ne vado fiero: considerando la
mancanza di cultura e la volgarità con cui esse sono stare
scarabocchiate, è ineluttabile come vadano lette. Una volta
tradotte. Solamente, quindi, dopo aver traslato il negativo su
adeguato supporto di alogenuro d’argento: restituendo chiarezza
alle luci, opacità alle ombre, contrasto al profilo. D’altra
parte… Francesco
@Pillarless Giusto per battere sui tasti che meno ti
piacciono ora mi esibirò in una farneticazione analogico-digitale
di cui se non ricordo male questo blog è fin troppo pieno, in
un’autentica, illeggibile sbrodolata senza capo né coda, degna d’un
adolescente doc, che se non albergasse ancora in me, con le
preoccupazioni e le responsabilità che tutti in questo circuito
virtuale hanno, sarei diventato qualcosa che nemmeno oso
immaginare. Al sugo, quindi (ti consiglio di non leggere le
parentesi; sono d’una molestia totale). Se, poniamo, entrasse un
mio “coetaneo” in una sala giochi (questo circuito virtuale
appunto) e, per il fatto che un videogame (metaforicamente inteso e
con tutto il rispetto, giacché Francesco è analogico e non un gioco
digitale) gli ha sputato in faccia un gettone (può dar fastidio, ma
del resto capita, è già capitato, pure a me, e sinceramente spero
continui a capitare perché è il bello della libertà di scrivere,
senza dover rendere conto a nessuno, senza dover accettare
l’opinione di nessuno, senza dover blandire nessuno, potendo
perfino sbertucciare qualcuno, visto che mica si può entrare in un
circuito con la macchina leccata e con la garanzia di uscirne nelle
stesse identiche condizioni), si mette a dire che quel videogame fa
schifo, che non ci giocherà più, che l’intera sala giochi fa
schifo, salvo poi cominciare a tirar analogici calci alla console
digitale, ecco, io come minimo (non c’è ancora un punto,
attenzione, e forse non ce ne metto uno ancora per un bel po’) lo
prendo, magari insieme ad un amico (dipende dalla stazza, ma di
solito me la cavo da solo), lo alzo delicatamente per la collottola
e lo allontano dal gioco, perché si dà il caso che a me quel gioco
(sempre metaforicamente inteso, chiaro; una capricciosa al cinque!)
piaccia, parecchio anche, e non sono il solo, anzi, spesso c’è la
coda davanti a quella console, sullo schermo della quale scorre la
scritta a fosfori verdi: call me names now, I don’t mind, I won’t
pay you back in kind; please insert coin, go ahead (make my day te
lo risparmio, ma il punto non ce lo metto; allora ‘sta
capricciosa!)… mii che fame
@Pillarless: concordo in pieno… siamo un paese fatto
così….male…. da noi si pensa che siano le leggi che devono
governare l’umano vivere… ma quando ci sono non siamo in grado di
farle rispettare…e pertanto poi ci si accanisce con leggi sempre
più stringenti arrivando al ridicolo… chi non si ricorda la
storia delle cinture di sicurezza….prima della patente a punti,
sebbene già stra-obbligatorie, nessun vigile / poliziotto fermava
chi non le aveva.. poi l’inasprimento con la patente a punti e
allora tutti a caccia…. lo stesso il tasso alcoolemico…
tolleranza zero …. ma perchè? lo 0,8 bastava, il problema è fare
i controlli… (e non aggiungere pasticche…)… invece no…
arriveremo con legge “stupida” a 0 come limite e inizieranno i
controllo a tappeto… che paese triste… che sogno la Miura….
se la goda…
@utcast: simpatica sbrodolata. Leggibile e godibilissima, a
differenza delle farneticazioni buoniste e qualunquiste di altri
talebani della semplicità e dell’understandment che scrivono qui
dentro. La favola della volpe e dell’uva è sempre
attuale…
@ Pillarless Ma Lei vuole parlare o no di libertà con me? O
si vuol ritirare quatto quatto perché non sa cosa dire? Guardi, se
non ha cultura filosofica, non gli voglio “tirar fuori” le
argomentazioni di Jean-Jacques Rousseau sul concetto di “volontà
generale” e sul rapporto tra essa e la libertà individuale… Lei
fa confronti indebiti…Che ci interessa come funzionano le cose in
California o in altri Stati diversi dall’Italia? Mi viene
semplicemente da ridere! Sarebbe come paragonare Siena con Las
Vegas…Per un ignorante è più bella la seconda, per un cultore
dell’arte non c’è paragone su quale delle due città vada
preferita…Ma la cosa che mi fa più pensare è l’accanimento che
Lei ha con l’Italia, che è del tutto incomprensibile se Lei vive a
Los Angeles o a San Francisco e viene in Italia semplicemente come
turista. Sarebbe come se un cittadino americano (ma Lei ha la
cittadinanza americana o vi risiede saltuariamente?) si lamentasse
della mancanza di libertà nel nostro Paese in quei 15 giorni o in
quel mese che viene a visitare il nostro Paese: non ci venga, se
odia l’Italia! Che ci viene a fare? Per visitare le opere d’arte
(cosa che è possibile fare solo CIRCOLANDO A PIEDI), oppure per
farsi notare al volante di una delle tante bruttissime auto
americane degli anni 50/60? Io credo che venga per il primo motivo:
ergo nessun cittadino americano si lamenta della giustissima
imposizione che i nostri Comuni attuano di divieto di circolazione
con auto Euro 0 (storiche o meno, non cambia nulla…) all’interno
dei centri storici… Se Lei vuole fumare in un locale chiuso
accanto a me io la invito a uscire e tutte le sue farneticazioni
sul diritto di libertà me le sbatto sotto i piedi…Vuole fumare?
Esca dal locale! Vuole circolare con un’auto d’epoca? Esca dai
nostri meravigliosi centri storici e vada pure ad insozzare in
luoghi meno densamente abitati di questi ultimi… È chiaro il
concetto? Cordialmente Salvatore
@Salvo127 L’unica cosa che è chiara qua dentro è il suo
antiamericanismo volgare ed offensivo. Comunque, per risponderLe,
ho la doppia cittadinanza: padre italiano, mamma americana. Nato in
Italia, arrivato in America da bambino, di fatto mi sento un
americano, anche se sono a tutti gli effetti anche un italiano, con
diritto di voto e attento alle vicende del Bel Paese. Nessuno sta
parlando qui di far circolare le automobili in piazza del Campo o
di entrarci con una Cadillac di 6 metri, ma non vedo perchè
dovrebbe essere proibita la circolazione di una Fiat 600 là dove
comunque possono circolare le automobili. Qualsiasi turista ne
gioirebbe alla visione. Poi, mi scusi, ma Lei continua ad essere
talebano: nei centri storici non si deve inquinare e subito fuori
si può? Cittadini di serie A e serie B? Sul fatto che poi Lei
denigri le auto americane degli anni ’50/60 o Las Vegas stendo un
velo pietoso. Evidentemente qui l’ignorante non sono io.
No, no! L’ignorante, nel senso di colui che ignora, non può
che essere Lei, caro Wynn! Antiamericanismo? Dove? Quando? Lei ha
manifestato invece un antiitalianismo volgarissimo e squallido, da
persona incolta e irresponsabile…La salute in Italia è tutelata
più che in America, non si preoccupi! Non abbiamo bisogno, qui in
Italia, di megalomani ridicoli come Lei! Cordialmente
Salvatore
Scusate, ma qua nessuno modera? Il sig. Salvatore mi da del
megalomane ridicolo ignorante e squallido e viene pure pubblicato?
E’ questo il rispetto che vige in questo blog? Complimenti. A me
sembra che ci siano due attaccabrighe che impediscono di poter
esporre le proprie idee con accuse fantasiose. E’ davvero
inaccettabile. Poi che una ti dia del megalomane ridicolo e poi si
firmi con “cordialmente” si commenta da solo…
Beh, ritengo siate grandi abbastanza da essere in grado di badare a voi stessi. Mica ci vuole la maestrina, no?
Ad ogni offesa che il signor Wynn avrà il coraggio di rivolgere al sottoscritto subirà da parte mia un’offesa di pari livello aggiuntiva degli interessi relativi. Per quanto mi riguarda non ho altro da aggiungere.
Cordialmente
Salvatore
Però così trasformiamo il blog in un asilo.
Hai perfettamente ragione, caro Di Giusto…Ma con certe persone si rischia veramente l’infantilizzazione degli interventi. D’altronde quando il bue dà del cornuto all’asino è detto tutto…Cercheremo di ignorare, per il bene del blog, ulteriori, infantili provocazioni, anche da parte di chi non si vergogna di cambiare nick-name per “rifarsi” una verginità di reputazione.
Cordialmente
Salvatore
Per un automobilista che controlla l’auto con normale
periodicità, analogico è alzare il cofano, levare l’astina, pulirla
con lo straccio, ecc. salvo poi, a volte, trovare che tutto è a
posto. Analogico è inginocchiarsi davanti a un compressore o a una
colonnina del distributore, quando c’è ed è in condizioni decenti,
svitare i tappi, ecc. salvo poi, a volte, trovare che tutto è a
posto. Analogico è avere il dubbio che manchi l’olio, l’aria, ma
anche l’acqua. Stesso discorso, quindi, per il liquido
refrigerante: digitale sarebbe l’indicazione della sua temperatura,
che oggi pare non vada più di “moda” pure su auto che si pagano
profumatamente e, magia magia: l’indicazione del suo livello! Ora,
il 1999 è passato da un pezzo, della base lunare Alpha nessuna
traccia, però credo che l’elettronica e il digitale qualche
progresso l’abbiano fatto. Esce uno smartphone ogni due mesi e in
decenni non s’è riusciti a mettere sul cruscotto delle auto
informazioni tanto importanti per il funzionamento e la sicurezza?
Digitale sarebbe, invece, avere sul quadro strumenti l’indicazione
dell’esatta pressione di ogni pneumatico (e non una funzione
derivata dell’ESP che si basa rozzamente sulla circonferenza di
rotolamento delle ruote), del livello dell’olio nella coppa, come
succede per quello del carburante nel serbatoio, del livello del
liquido nel circuito di raffreddamento. Chiaro, si parla di
indicazioni da leggersi a freddo, ma almeno alla partenza si
saprebbe esattamente quali sono i valori di pressione delle gomme,
quanto lubrificante c’è, quanto refrigerante c’è, senza doversi
affidare: nel primo caso ad un cicalino che serve giusto per
segnalare sgonfiamenti “importanti” e senza indicare su quale ruota
è il problema, nel secondo ad una spia che si accende solo quando
nella coppa resta un budino alla liquirizia, nel terzo ad un’altra
spia che si accende solo quando nel vaso d’espansione c’è ormai il
vuoto spinto; e chissà poi come mai… Analogico è allora forse anche
tutto il digitale che non serve, mentre digitale è tutto
l’analogico che si potrebbe evitare e che sono decenni che non si
fa niente per evitarlo; e chissà poi come mai… Io, producessi
motori o pneumatici, non vorrei mai vedere questi dispositivi sulle
auto; racconterei la favola che sarebbe troppo complicato, troppo
costoso metterceli, anche come optional, mentre lo
start&stop, che mi serve per i cicli d’omologazione e per
far scassare un po’ ‘sti motori che durano troppo, questo
fantomatico dispositivo che nessuno mi ha mai chiesto, troverei il
modo di farlo volere, non solo, ma di farlo pure pagare come
optional imposto; e chissà come mai… Ah, il consumo! Sì, ma poi chi
lo calcola il punto di pareggio con le riparazioni? Ah,
l’inquinamento! Si, ma un motore al minimo inquina meno d’un motore
che continua ad accendersi e spegnersi, per non parlare
dell’inquinamento acustico. Viva il digitale vero quindi!
Per me la differenza più tangibile fra auto analogica e
auto digitale è che una volta le officine erano dei luoghi lerci e
polverosi e ammantati di grasso nero con una grossa buca al centro
e una parete piena di attrezzi. Dentro c’era il titolare, lercio
anche lui, con una salopette blu e i suoi figli o il garzone. Per
fare l’anticipo mettevano la quarta e spingevano l’auto un po’
avanti e un po’ indietro, con una chiave del 12 a serrare il
ruttore nella posizione corretta. Oggi le officine sono delle
specie di ospedali piastrellate di pulitissimo bianco, con un
signore in camice bianco che ti aspetta in piedi accanto a un totem
sormontato da un computer portatile. Per vedere come sta l’auto
attaccano una grossa spinona piena di poli in un luogo che non
sapevi nemmeno esistesse sulla tua macchina. Ecco come intendo io
la differenza fra analogico e digitale nel mondo
dell’auto.
E’ fuori discussione che le automobili diventano sempre più
digitali e mi chiedo se questo non porterà man mano alla estinzione
delle auto d’epoca. Oggi le auto d’epoca sono prevalentemenet
analogiche e soprattutto meccaniche. Domani come si farà a
ripristinare una centralina obsoleta e introvabile o gli iniettori
e i sensori con i quali deve dialogare? Un pezzo meccanico si può
sempre ricostruire ma una elettronica obsoleta si potrà rifare ex
novo? Il digitale non mi dispiace se mi fornisce dati precisi di
ogni tipo però certe innovazioni (anche forse non digitali) come il
freno a mano elettrico non le digerisco proprio. Ma se è
elettrico/elettronico che freno a mano è?.. (se mentre lo aziono
salta un elemento della batteria, come la mettiamo)? Salvo 127 ha
toccato un’altra anomalia tipicamente italica, la mappatura della
centralina motore. Se io pago la tassa di possesso in base alla
potenza in Kw del mio motore, perchè si consente ad una officina,
per quanto specializzata, di aumentarne la potenza e al
proprietario dell’auto di continuare a pagare la stessa tassa di
possesso’ D’altra parte in Italia non sarebbe possibile omologare
la variazione di potenza e quindi si fa finta di non vedere, però
qualora si verificasse un incidente, non si sa mai come andrebbe a
finire….per questo non farò mai modificare la potenza della mia
auto, voglio dormire sonni tranquilli e se desidero più potenza ci
penso in fase di acquisto. Capisco la necessità di diminuire
l’inquinamento atmosferico ma ciò non può avvenire con severità per
le automobili e con entrambi gli occhi chiusi, per autobus urbani,
furgoni, autocarri e d altro, comprese le navi nelle città con un
porto di mare. In definitiva il digitale fa sorgere nuove
problematiche aggravate dal pressapochismo tipicamente italiano e
mi auguro che questa fase di transizione venga superata in modo
logico, razionale e soprattutto equo. Per “Clacson 7″, la K
jetronik della Bosch non era una iniezione elettronica ma
completamente meccanica, nonostante il nome. L’ho avuta sulla mia
Audi 80 GLE (1.6 cc/110 CV) e in 180.000 km non si è mai
guastata…
Premetto che , da tecnico , vivo l’ esperienza digitale da
molto prima dell’avvento sulle auto di supporti “moderni”. Forse
proprio in virtù di ciò , ho appena acquistato una vettura iscritta
ASI del 1988 , priva di ogni tipo di dispositivo moderno. Ovvio che
il fattore sicurezza mi lascia perplesso quando la guido , per il
resto provo solo sensazioni di piacere unico , conscio del fatto
che sia tutto in mano alle mie sole capacità e , con molta
prudenza, mi diverto come solo un bambino può fare con solo i freni
inibitori di un adulto. Nonostante questa premessa , la tecnologia
e la modernità sono per me necessari , per affrontare nuove sfide
sempre più stringenti dettate dalla necessità di creare modelli più
sicuri ed efficienti , da un lato , ed attrarre più clienti
possibile dall’altro. Mauro
1. Premessa: per le auto sono un analogico convinto,
l’elettronica è un di più poco utile. 2. Premessa: Uso
l’informatica per lavoro dal lontano 1973 ed ancora ci sono in
mezzo, quindi non sono contrario. Un tempo riuscivo a mettere le
mani dentro il cofano delle mie auto. Anzi spesso quando
riscontravo delle cose che a mi parere non andavano mi mettevo al
tavolo da disegno, e/o al pc e riprogettavo i vari componenti, fino
ad ottenere i risultati cercati. Sulla 250 Se coupè modificai le
tarature delle sospensioni per ridurre il coricamento laterale, il
“serpeggio” e la tendenza ad abbassare il posteriore sotto carico,
sul cambio quando lo rifeci (a 395 Mkm) sostituii i cuscinetti
originali con altri di classe superiore ottenendo che a 600 m.km il
cambio è ancora perfetto e perfettamente scorrevole e la tenuta di
strada di molto superiore. Il meccanico, quello serio con officina
attrezzata es. forni ed azoto liquido per montaggio dei cuscinetti,
ecc, non ha più ragione d’essere, oggi ci si è ridotti alla mera
sostituzione dei componenti, per cui fare 600.000 km con la stessa
auto è un assurdo. Oggi non è più possibile le auto sono diventate
oggetti di consumo come le lavatrici se si rompono si buttano. Su
profilo della sicurezza credo che il cervello di chi guidi sia più
importante di tutta l’elettronica. Che poi sulle mie auto moderne
debba disinserire l’ESP in caso di scarsa aderenza, ovvero neve, è
la dimostrazione che certe cose servono solo a vendere.
Condivido in toto. Ma aggiungerei anche che, nonostante le
auto odierne siano diventate oggetti di consumo da sostituire
quando si rompono – o meglio quando si guasta l’elettronica – il
loro costo è rimasto uguale a quello delle auto analogiche, fatte
le debite proporzioni.
In caso di scarsa aderenza fai bene a lasciarlo inserito
l’ESP, il quale è un dispositivo utilissimo in tutte le
situazioni…Forse intendevi l’ABS! Mi sa che i tuoi studi di
ingegneria siano un po’ “arrugginiti”: vedi di aggiornarti, neh!
Cordialmente Salvatore
Salvo127, sbagli. Per partire da fermo su neve, sulla mia
Mercedes devo disattivare l’ESP – che include anche l’ASR -
altrimenti la macchina non si muove di un millimetro. Non fa girare
proprio le ruote perchè al minimo accenno di pattinamento
l’elettronica blocca tutto. In realtà leggendo sul manuale di uso e
manutenzione l’ESP non viene mai completamente inserito, così come
l’ABS.
Se controllo elettronico della trazione e controllo
elettronico della stabilità fanno parte dello stesso dispositivo,
va bene…Sennò ne va mantenuto l’inserimento per ragioni di
sicurezza. Spesso invece 4R consiglia, su alcune auto su cui ciò è
possibile, disattivare l’ABS per frenare meglio sulla neve, perché
il bloccaggio delle ruote crea una massa di neve davanti alle ruote
che facilita l’arresto del veicolo. Cordialmente Salvatore
Non sono d’accordo sulla mia sw è consigliato in caso di
Quindi, come dice Pillares , l’auto si
neve di scollegare l’ESP, tanto che si accende la spia sul
pulsante, Invece l’ABS non si può scollegare. Poi la sicurezza
effettiva la dà chi guida non l’elettronica, sono il solito
dinosauro, ma, come già detto vivo super cablato, anche durante le
vacanze mi porto appresso 2 smart+1 tablet+1 portatile tutti
connessi, però, l’affidabilità dell’elettronica, nel tempo, è
ancora inferiore a quella meccanica. Faccio un esempio stupido, ho
la sw con radio, bluethoot, usb, navigatore, telefono di bordo, il
tutto interconnesso; ci sono solo alcuni piccoli problemini:1. li
BT è “vecchio” ergo i miei smart non lo riconoscono e non si
collegano, per cui dovrei tornare ad usare il vecchio smat palm
treo di 4 anni fa, 2.il navigatore è vecchia maniera quindi scomodo
da usare e con mappe ormai vecchie, l’aggiornamento annuale costa
più di un navigatore portatile., il telefono di bordo è fuori
produzione (l’auto non ha ancora 3 anni) quindi non più supportato.
Risultato per gli smart uso l’auricolare, per navigatore un TOMTOM,
ed il telefono di bordo è un bell’oggetto che fa tanta scena sul
ponte tra i sedili. Ovviamente è uscita la nuova serie dell’auto
per cui il mio modello è fuori produzione quindi non più supportato
per l’elettronica. L’auto, purtroppo è di nota ed “affidabile” casa
tedesca, non certamente low cost. Quindi mi ritrovo con un’auto
iperaccessoriata, ma che devo usare come la C1 che non ha neanche
gli alzacristalli elettrici, ma che ho pagato quasi 1/5 rispetto
all’altra Questi problemi li ho riscontrati anche su auto di altri
colleghi, una mia collega è rimasta bloccata durante le feste di
natale a 500 km da casa in quanto l’aggiornamento sw
dell’elettronica di bordo aveva un bugs, che gli ha bloccato
l’auto, ed ha dovuto aspettare che l’officina della casa riaprisse
per “aggiornare” l’aggiornamento sw, anche questa auto è di nota
casa tedesca, anche questa una “premium” come alcuni del colleghi
bloggers considerano questi marchi tedeschi. L’informatica cambia
molto rapidamente, molto più rapidamente di quanto noi cambiamo
auto. Tutte le varie novità di guida assistita di cui 4R ci
aggiorna dipendono da protocolli di trasmissione che, purtroppo,
cambiano rapidamente per cui basta poco per rendere obsoleto tutto.
Ma le auto, mi ripeto, sono oggetti costosi che devono avere una
durata ed affidabilità nel tempo ben superiore. L’informatica ha un
ciclo di vita di 18 mesi, massimo 3 anni, l’auto ha un ciclo di 10
anni se non di più, da ciò nascono i problemi. Altra avventura: per
motivi di lavoro ho dovuto usare un’ “auto blu” con tanto di
autista,( ogni tanto mi tocca se pur cerco di evitare come la
peste, mi piace sentirmi libero) auto nuova e anche questa
“premium, la centralina è stata sostituita 7 volte nel breve
periodo di pochi mesi in cui ho svolto l’incarico, succedeva di
tutto dalle luci che si accendevano o spegnevano da sole,
alzacristalli che andavano da soli, ABS ESP ASR che davano i
numeri, chiaramente in autostrada, ovvio il povero autista era un
“tantiniello” esasperato
butta quando l’elettronica si guasta o diventa obsoleta, il che è
un vero e proprio spreco. Per cui mi sono lasciato condizionare una
volta e sono rimasto scottato, quindi mai più auto inzeppate di
elettronica a costo di comprare auto cinesi, indiane, pakistane o
fatte in Zimbawe, basta che siano meccaniche
Caro Eduardo.Ligotti, credo che a cose giuste da te dette si aggiungano cose un tantino scorrette. Che l’elettronica applicata all’auto dal punto di vista della connessione a Internet, sistemi di navigazione Gps, sistemi vocali ecc. si sia un po’ troppo diffusa e possa comportare malfunzionamenti è sicuramente vero. Che tu però aggiunga l’ABS, l’ESP e l’ASR a tutto ciò mi lascia alquanto perplesso. La sicurezza è migliorata molto con l’elettronica applicata alle automobili e difendere ancora il “primato” della meccanica sull’ “elettronica”, come se fossero due campi separati, in netta antitesi, da scegliere in alternativa, per stabilire quale auto sia la migliore rivela una forte ingenuità da parte tua. Mi dispiace ma non sono assolutamente d’accordo.
Per quanto riguarda l’ESP sulla neve, vorrei chiederti: con quale motivazione il manuale di uso e manutenzione della tua auto consiglia l’esclusione dell’ESP?
Non è per caso che, come giustamente (diamo a Cesare quello che è di Cesare!) sottolineava Wynn (pardon, Pillarless…), il manuale di uso e manutenzione si riferisca all’esclusione dell’ASR per facilitare la partenza sulla neve e quest’ultimo è inglobato (come spesso avviene nelle auto di un certo livello) nello stesso ESP?
Cordialmente
Salvatore
di base concordo, l’unica cosa che non condivido è sul
fatto che basti solo il cervello… in realtà, da un punto di vista
meramente tecnico, per poter fare a meno di ABS e ESP dovremmo
poter gestire separatamente i 4 freni…. cosa non possibile con
l’unico pedale… e poi dovremmo capire come farlo, e farlo
maledettamente in fretta….
Caro Salvo 127, sarò vecchio ma appartengo alla generazione
La vera
che ha visto le prime auto col servofreno. Anzi le mie prime auto
che ho guidato, quelle di mio padrel non avevano neanche quello,
eppure erano bestioni con motori 8V, e sono ancora vivo
sicurezza è nel cervello e non nell’elettronica, se conosci il
comportamento dell’auto, e le condizioni dell’intorno quando guidi
non si hanno problemi, basta un poco di sale in zucca e di
prudenza. Poi da tecnico lavorando quotidianamnte con l’elettronica
e l’informatica, ho imparato a diffidarne, c’è il rischio, molto
facile, di perdere il controllo di ciò che fai. L’elettronica è
guidata da sw più o meno spinti (i vari sensori/apparati ecc.
devono essere letti e/o pilotati e questo lo fa necessariamente un
sw), ed un sw non può prevedere tutto. Nella mia vecchia auto l’ESP
aveva reazioni eccessive nelle frenate a bassissima velocità e con
il solo passeggero, tendeva a bloccare in modo eccessivo, in quanto
i tempi d’intervento non erano corretti, giusti per le frenate a
pieno carico e/o in velocità, ma sbagliati a meno di 20 Km/h.
C’era, e c’è anche sulle nuove, il problema dei sensori che si
“sporcano” se vai su sterrati e/o fango, per cui vanno in tilt. La
scelta di cercare di evitare di avere auto troppo elettronicizzate.
è una scelta personale, non ingenua ma basata su fattori sia
tecnici che di uso e manutenzione delle auto. Devo avere più auto,
motivi di lavoro, e quindi con ridotte percorrenze annue per
ciascuna vettura, E’ ovvio che il ricambio sia lento e cerchi di
tenere le auto il più possibile, ormai le porto a rottamazione,di
conseguenza possono avere anche 15/20 anni, una l’ho rottamata a 24
anni e 98000 km, misuro l’età in km percorsi non in anni, quindi
occorre pensare anche alla semplicità della manutenzione ed alla
necessità dei ricambi nel tempo, specie se si vogliono le auto
sempre al massimo dell’efficienza. La componentistica elettronica
non sempre si trova a distanza di anni, basta che cambi la versione
del sw di una centralina e non si può montare, una cosa simile mi è
capitata con un marchio premium tedesco ed auto top da oltre
100.000 €., l’auto aveva 8 anni, quindi la centralina non era
disponibile, dopo 2 mesi di fermo auto, finalmente si è trovata una
adattabile, altrimenti buttavo l’auto, solo che il contachilometri
segnava meno di 50.000, quindi era un’auto, per qualcuno vecchia,
ma, per me, ancora nuova, ed in perfette condizioni. Le parti
meccaniche è molto più facile poterle riparare e/o sostituire,
ricordo che sulla Mercedes serie S, ho rifatto il cambio, comprando
i cuscinetti, dopo aver letto le sigle, di serie superiore, senza
dover prendere ricambi originali, lo stesso per pistoni, fasce,
ecc. si trova tutto, basta conoscere il mestiere, tutte queste
componenti meccaniche non sono prodotte direttamente dalla casa ma
bensì da fornitori terze parti che li costruiscono per vari marchi
di auto, cosa che ancora non avviene per l’elettronica, e cosa
importante, sono pienamente affidabili. Quindi certe scelte sono
dettate dall’esperienza professionale e dalle esigenze personali,
molto ragionate e valutate, considera che, per me, perfino la
vernice deve essere facilmente trovabile, quindi, meno possibile
colori strani, ma più simili possibile a quelli a norma unificata,
così dopo 10 anni si trovano comunemente, senza dover fare strane
macchinazioni. Per ultimo, sull’esclusione dell’ESP, la mia Mondeo
SW ha il pulsante per escludere l’ESP, e non ha l’ASR, e le spie
ESP che si accendono con la temperatura inferiore a 0°C in presenza
di neve per segnalare la necessità, se voglio, di escludere l’ESP.
Occorre dire che non è la versione italiana ma quella tedesca, mi
avevano tamponato in germania ed era l’unica pronta e disponibile
per tornare a casa, auto simile ma non uguale a quella importata,
per fare un esempio i comandi vocali sono in tedesco e non si
possono tradurre, anche se per il resto: radio, navigatore,
telefono, ecc si possono tradurre in italiano.
Interessante il tuo intervento e la tua difesa dell’auto
“analogica”. Ma, per quanto mi riguarda, continuo a dare ragione a
4R e spero che la “digitalizzazione” (non come la intendono in
molti, e cioè connessioni a Internet, intrattenimenti elettronici
vari ecc.) applicata alla sicurezza di marcia del veicolo (ABS,
ASR, ESP in primis) si estenda sempre più e faccia ridurre (come è
già avvenuto negli ultimi 10/15 anni) il numero di morti e feriti
sulle nostre strade. Cordialmente Salvatore
Sono un utilizzatore “digitale” per forza di cose, di
professione sono cameraman e fotografo, e vi lascio immaginare,
devo avere per forza (se vuoi continuare a lavorare) l’ultimo
gingillo tecnologico. Per quanto riguarda la tecnologia digitale
nelle auto, sono un po’ perplesso. Ben venga la tecnologia
“salvavita” ABS, EBD, ESP, AIRBAG nei punti più disparati, mentre
non condivido gli schermi touch screen per attivare qualsiasi cosa,
la connettività esasperata e tutti gli accessori che servono solo a
distrarre chi guida, ben venga il lettore dvd, ma SOLO DIETRO !
Tempo fa lessi un articolo in cui si collegarono delle chiavette
usb infettate da virus, in un’auto, ebbene da quel momento i
comandi erano impazziti, non si spegneva il motore neanche girando
la chiave !, se si accellerava, il motore rimaneva al massimo dei
giri ! i virus avevano reso l’auto impossibile da guidare ! …
meditate gente, meditate !
Analogica per sempre. Ho preso la patente guidando una Fiat
131 1600 TC Supermirafiori, elettronica digitale completamente
assente. mio padre l’ha tenuta per 13 anni, non ha mai avuto un
guasto che non si riparasse con un giravite. Ricordo aveva nel
portabagagli una borsa con 4 candele e relativa chiave, le puntine,
una spazzola metallica e un pezzetto di lama di sega in acciaio da
usare come spessimetro, solite lampade e fusibili. Da diciottenne
scatenato ho guidato quell’auto in tutte le condizioni meteo, se
non avevi accortezza a dosare sterzo, gas e freno/freno a mano
dovevi sicuramente passare dal carrozziere. Tutto quello che ho
appreso in 2 anni di guida con il 131 oggi un neo patentano non è
in grado di apprenderlo in 10 anni. Poi diplomato ho comprato una
A112 Junior 903 usata. ci andavo a sciare 2 giorni a settimana da
Dicembre a Marzo con qualsiasi condizione meteo. Tacco e punta,
freno a mano, pattinamenti per “spalare” la neve, sono sempre
arrivato ovunque, con la dovuta prudenza, senza mai aver avuto la
necessità di montare le catene, senza alcun tipo di assistenza alla
partenza. Oggi mi fanno ridere questi SUV che se non montassero le
gomme M+S, con un po’ di neve non sarebbero in grado da uscire da
un parcheggio in linea. Ammetto da 18/22 enne ero abbastanza
incosciente (molto) ma sono sicuro che se oggi avessi la mia amata
A112 tornerei su quelle strade ghiacciate/innevate e le suonerei di
santa ragione a tutti questi SUV Digitali 4×4 arrivando dove loro
non arriverebbero.
Eh, il freno a mano manuale! Che nostalgia… Qualche mese
fa nel parcheggio d’un supermarket ho visto un tizio che,
manovrando in contropendenza, ad un certo punto s’è fermato, quindi
ha dato di gas per sbloccare il freno a mano elettronico che
evidentemente aveva inserito (con cambio ad innesto a siringa
suppongo e pensando d’aver ingranato la prima) ed è schizzato
all’indietro, totalmente basito e senza nemmeno la pendenza da
vincere, andandosi a schiantare contro un’altra macchina. Quando il
digitale anche no grazie… o che almeno che sia optional.
Il comando di attivazione/disattivazione del freno di
stazionamento è, probabilmente più di qualunque altra circostanza,
esemplare rappresentazione del mio essere analogico. In campo
automobilistico assume la medesima valenza dei moderni dispositivi
multimediali di uso personale, tipo iPhone e similari: come, in
vita mia, non ho mai preso in mano né visto da vicino uno di questi
attuali piccoli elettrodomestici, così non sono mai entrato a bordo
di una autovettura che fosse munita di pulsanti elettronici per il
comando del freno di stazionamento, dispositivo moderno che non ho
mai avuto il [dis]piacer di veder con occhi o toccar con mano. Già
mi sembra “incomprensibile fantascientifica diavoleria del futuro”
il comando a pedale del suddetto freno presente nella Mercedes E.
Che esistano autovetture munite di sistema elettronici del freno di
stazionamento: è quanto di più lontano dalla mia mente di
appassionato di automobili. Francesco
@Francy Volendo un po’ divagare, credo che il digitale,
dalle schede forate fino al codice binario, basandosi sul principio
dell’on-off, pur con tutti gli artifici che si possono introdurre
per simulare la continuità analogica, ha proprio in quello il suo
limite fondamentale. Il freno di stazionamento sono solito
“puntarlo” quando parcheggio in piano, non mettendolo affatto
quando parcheggio nel box; basta la prima. Lo tiro invece ben bene
quando parcheggio su una strada di montagna molto in pendenza, e
magari metto anche un paio di sassi sotto le ruote a valle. Questa
analogica gradualità d’azione, determinata dalla corrispondente ed
altrettanto analogica gradualità di percezione, con il digitale
viene meno. Il fatto di affidarmi al digitale mi risulterebbe
difficile, la sua azione mi parrebbe eccessiva in alcune
circostanze, insufficiente in altre. Magari è solo una questione
d’abitudine; un mio amico era solito fare il “giro della macchina”
anche dopo aver comperato un modello con la chiusura centralizzata…
Altro esempio è la sensazione innaturale che mi trasmettono i
tachimetri digitali. L’analogica lancetta del tachimetro permette
percezioni ulteriori: l’accelerazione, dalla velocità della sua
rotazione, la velocità dell’accelerazione, dall’accelerazione della
sua rotazione, ecc. Sono le analogiche derivate di spostamento e
rotazione (di cui non per niente sono zeppe le logiche delle
centraline digitali), traduzione in linguaggio matematico di
percezioni che fanno parte della natura umana. Magari, anche in
questo caso, è solo una questione d’abitudine; basti pensare agli
strumenti da competizione, agli head-up display. Esisterà poi
veramente questo ideale confine oltre il quale non si è più
disposti a rinunciare alle proprie abitudini, e si avverte
l’urgenza di introdurre un pur negoziabile discrimine tra ciò che è
analogicamente accettabile e ciò che è digitalmente invasivo?
Forse, ahimè, no. Forse nella nostra natura esiste anche la
derivata dell’abitudine, ossia l’abitudine al cambiamento
d’abitudine… e a questo punto cambio pusher.
Mi affido con fiducia, caro @utcast, al tuo nuovo pusher:
lasciami, tranquillamente, i suoi recapiti: analogici e digitali.
Ché, davvero, non voglio perdermi quanto di buono, tra le novità
oggi disponibili, egli ha da propormi. Quanto di buono: ché, in
effetti, ne ho bisogno anch’io per meglio e senza subire
conseguenze invasive districarmi tra la sottile linea di
demarcazione tra nuovo analogico e vecchio digitale. E sì: perché,
come tu giustamente sottolinei, questo causa la diatriba tra nuovo
e moderno al cospetto dell’umano adattarsi: quel che ieri era
impensabile oggi diventa, per abitudine, consuetudine persino
datata. E io vecchio agire analogicamente si trasforma, se fosse
ripreso nell’agire, in nuovo e innovativo, stano, moderno
comportarsi. Sì: l’esempio, per me, più marcato è proprio il
tachimetro digitale: che, strano a dirsi, meglio mi racconta
dell’analogico le differenze di sfumatura del muoversi
analogicamente del motore… Sarà da quando ho – ahimè oggi conto
un anno in più trascorso su questa Terra trascinando faticosa vita
ormai da anziano o giù di lì – preso giocoforza nolente confidenza
con la lente tri-focale? E, allora: all’analogica bellezza della
grafica tradizionale di un antico tachigrafo preferisco la chiara
esposizione numerica di un più brutto, nell’estetica
rappresentazione, tachigrafo digitale? In tutto il resto: analogico
resto, giro dell’automobile compreso, prova dio ogni maniglia a
chiusura tramite telecomando avventura, compresa. Il numero del
pusher, di grazia. Francesco
La risposta e’ molto soggettiva. Qualcuno potrebbe sottolineare che le auto analogiche erano quelle per cui bastavano poche nozioni e con cacciavite, chiave inglese e (martello) si poteva intervenire per farle ripartire (magari a spinta), mentre quelle digitali con centralina se non va la centralina, non c’e’ nulla da fare, non parte.
A me piace pensare ad una macchina digitale quando il software potra’ prendere il controllo dell’auto anche in movimento. Non nego che pure io, apprezzo la tecnologia e l’assistenza alla guida digitale, ma soprattutto piace anche a me questo periodo di non esasperazione digitale. Forse perche’ ho ancora il piacere della guida e del controllo totale da parte del guidatore umano!
Analogico è benzina-diesel; digitale è carburanti
alternativi, propulsione ibrida, propulsione elettrica. Analogico è
“gira la chiave, aspetta che si spenga la spia delle candelette
prima di mettere in moto”; digitale è “push to start”. Analogico è
la partenza in salita aiutandosi col freno a mano; digitale è
l’assistente alle partenze in salita. Analogico è cambio sei marce,
leva corta, pomello sportivo; digitale è paddles al volante.
Analogico è controsterzo e tanto culo; digitale è asr-dtc-esp.
Analogico è passato, in quanto tale obsoleto e meno efficace.
Digitale è presente e futuro, sicurezza ed efficacia. L’anima?
L’analogico di sicuro, il digitale… pure. Prima il divertimento
stava nel correggere l’errore, adesso invece sta nel prevederlo:
guidi bene -e sei soddisfatto- quando la spia non si accende mai, o
quasi. Ma ancora, è analogico il finanziamento; digitale il leasing
se non il noleggio (quel famoso “e dopo 2 anni sei libero di
restituirla”). Analogica è la guida spensierata, il benzina
aspirato sempre in tiro; digitale è la guida “anticipata”, il tira
e molla per chiudere la farfalla e consumare meno, lo sfruttamento
delle inerzie per accelerare sempre di meno, il motore sui 2000rpm
perché altrimenti consuma. Analogico era il pieno, digitale è “50,
grazie”. Analogico era l’abbonamento a quattroruote; digitale è
l’abbonamento sull’ipad.
Volevo aggiungere, per i curiosi, qualcosa sul discorso
“centralina”. La legge italiana impedisce qualsiasi modifica
riguardante gli organi meccanici dell’auto. Significa: sospensioni
originali -o di uguali caratteristiche-, pneumatici “quelli a
libretto”, no distanziati, no alettoni, no spoiler strani, no
marmitta non conforme all’originale, no mappatura alla centralina o
chip aggiuntivi. In sostanza: la centralina rimappata è “illegale”.
Perché? Intanto, per “business”: le case gestiscono come meglio
credono, fanno quello che vogliono, e con un motore tenuto a bada
dall’elettronica ci campano 15 anni ritoccando un parametro qua e
uno la: vedasi i 3.0 td che dai 170cv dei primi sono giunti a 240cv
con quello che è pressapoco lo stesso motore. Perché la burocrazia
in Italia è trasparente e limpida come un muro di cemento armato.
Perché la casa progetta una “gestione del motore” in modo da
garantire, oltre che la potenza giusta (il dato di potenza massima
serve per il marketing: un BMW deve avere più CV di una mercedes,
anche se magari i banchi prova dicono che non è vero), due cose:
Affidabilità delle componenti “core” (basamento, testata e tutte
quelle cose che in genere dovrebbero durare “a vita”) e soprattutto
legge anti inquinamento. Ora, per rispettare le normative europee,
le case automobilistiche tendono a gestire il motore in modo che
anche se non rende al massimo di quanto può, sempre in sicurezza,
emette il minor numero di sostanze nocive. Se il co è nocivo, lo
sono ancora di più i solfuri dei diesel e, ancora di più, i NOx
prodotti dai motori a benzina. È molto complesso un motore: sarebbe
troppo semplice sintetizzare tutto nell’equazione miglior
rendimento=combustione ottimale=minori consumi=minori emissioni. In
linea di massima si, in pratica…no.
Concordo. Cordialmente Salvatore
Penso che possiamo suddividere le macchine in generazioni
,esattamente come si fa con i caccia: – fino alla seconda guerra
mondiale, auto di prima generazione – dalla seconda guerra mondiale
fine anni 70 auto di terza generazione – anni 80 – 2009 auto di
quarta generazione – prime auto di quinta generazione con
connettività a bordo, design semplice alla Web 2.0 (vedesi
volkswagen UP e nuova panda). Per definire il lo spartiacque tra
digitale e analogico forse conviene definire su cosa vogliamo
applicare il passaggio; nel caso del funzionamento della macchina
direi l’iniezione elettronica e centraline centralizzate ha
caratterizzato il passaggio per quanto riguarda la meccanica
(ignoro volutamente i cambi automatici). Fine anni 80 ,primi 90 per
la diffusione su larga scala,con l’introduzione del catalizzatore.
Connettività e auto che si guidano/parcheggiano da sole.
Probabilmente siamo al passaggio da analogico-digitale per quanto
riguarda la percezione dell’iterazione uomo-macchina.
Ripensando alla bimbomikiazizzazione delle vetture moderne.
Credo che le case puntino volentieri sull’infotainment in quanto
costa poco produrlo (l’elettronica si sa che non costa una cippa) e
può essere venduto a caro prezzo con margini di guadagno
notevolissimi. In fondo non inventano nulla di che visto che
esistono fior fiore di impianti (JVC, Alpine ecc ecc) che già
consentono navigazione, connessione multimediale, connessione
internet, touchscreen ecc ecc. Credo che però, le case
automobilistiche Europee, rischino di darsi la zappa sui piedi
buttandosi a capofitto su tali dispositivi e facendo lievitare i
prezzi con la digitalizzazione. Si daranno la zappa sui piedi
perchè il digitale è un campo in cui la concorrenza cinese può
diventare veramente pericolosa. I cinesi potranno competere con gli
europei senza problemi proponendo vetture con 40 schermi touch
screen e 20 connessioni wi fi a prezzi che le vetture europee si
sognano. Ed anche la qualità può essere facilmente raggiunta perchè
nel digitale le parti costano poco e la qualità è piuttosto
standardizzata. E’ sul meccanico, invece, che i cinesi saranno
molto più lenti a raggiungerci rimanendo competitivi con i prezzi
(la qualità meccanica e dei materiali costa anche a loro). Ma se
all’acquisto di un auto, l’utente medio, guarda la connettività
piuttosto che le sospensioni…. allora apriremo portoni ai futuri
prodotti cinesi, magari scarsi meccanicamente e motoristicamente,
ma ricchissimi di addobbi elettronici.
Mi sa che in questo blog gli ingegneri (o i sedicenti
tali…) siano un po’ arrugginiti e poco informati sulle novità
automobilistiche…La meccanica ormai ha ben poco da dire e da
svilupparsi rispetto all’elettronica e i cinesi, attualmente, non
hanno più da raggiungere alcun costruttore europeo dal punto di
vista motoristico e meccanico: le prossime vetture del marchio
Qoros sono lì a dimostrarlo. Cordialmente Salvatore
Meno male che almeno gli insegnanti del blog rimangano
superlativi in ogni loro esposizione. Ti rispondo con 3 banali
considerazioni. 1) la qualità dei componenti elettronici di medio
livello installati su di una vettura (navi, connessioni,
schermi…) è piuttosto standardizzata ed i cinesi possono
accedervi a costi ridicoli. 2) nella meccanica ci sarà poco da
inventare ma avere meccanica di alto livello significa avere grandi
conoscenze a riguardo (i cinesi non hanno bagaglio culturale
automobilistico se non acquisendo case automobilistiche straniere)
3) la qualità dei componenti meccanici ha un costo maggiore
rispetto a quelli scadenti. Tale costo vale anche per gli economici
cinesi. I metalli buoni, i cuscinetti buoni (hai presente i falsi
SKF fatti dai cinesi?) hanno costi notevoli anche per loro. Ne
deduco che loro possano offrire auto economiche ben farcite di
elettronica invidiabile….. ma per avere qualità meccanica saranno
costretti a vendere i loro prodotti a prezzi maggiori e non
tipicamente cinesi. Però noi tecnici dobbiamo aggiornarci perché
non conosciamo queste cose.
C’è la great wall hover che è impareggiabile come motore.
Un 2,4 litri con pochi cavalli, benzina aspirato che non va una
mazza e consuma come un camion. Si si, meccanicamente non c’è più
nulla da insegnare. Dai Salvatore, fai una cosa che ti riesce bene,
cioè stanare Wynn ovunque si nasconda. Cordialmente.
Mi dispiace, ma continuo a ritenerti poco aggiornato.
Guarda il marchio Qoros e vedrai che le tue considerazioni sui
ritardi dei cinesi dal punto di vista meccanico e motoristico
perderanno ogni consistenza “culturale”. Cordialmente
Salvatore
Che possa non essere aggiornato ti permetto di dirlo. Sul
“sedicente tale” mi auguro che non ti riferivi al sottoscritto in
quanto non ti permetterei mai di potermi dire tale castroneria.
Sulla Qoros non mi esprimo. Aspetto di vedere caratteristiche
tecniche, prove in pista e…. il prezzo finale.
Se fosse stato rivolto a te avrei usato il singolare…Ma
siccome molti si spacciano per Tizio, Caio o Sempronio ho voluto
puntualizzare: è ovvio che non mi riferivo a te… Io continuo ad
essere della mia opinione e credo che i migliori e più importanti
progressi futuri vengano dall’elettronica. La meccanica in senso
stretto migliorerà, ma quando penso all’ABS, all’ESP, all’ASR ecc.
mi rendo conto che gli enormi progressi in termini di sicurezza
attiva sono stati fatti prevalentemente grazie all’elettronica più
che alla meccanica. Cordialmente Salvatore
Era giusto per chiarire. Non era coda di paglia ma siccome
sono uno dei pochi di cui è possibile che conosciate il titolo di
studi ho preferito mettere le mani avanti. Scusa se magari sono
stato troppo prevenuto.
Io sono Ingegnere aerospaziale… mi accettate lo stesso
!!! Volemose bbene…
nel gruppo??
Focus, mio esimio collega
@ Esimi ingegneri… … Mi raccomando! Spolverate i vostri
attestati di laurea, che stiamo venendo a verificarne la
regolarità. Non fate che fra qualche giorno vi si debba
consegnare… l’Oscar per le frottole dopo aver scoperto che lauree
e master ve li siete inventati… … Mantenete alto l’onore di
questo blog! Con affetto, Francesco
Maremma, France. A me la notizia di Giannino mi ha un po’
traumatizzato…. e non sto’ scherzando. Non mi dite che ci rimane
Grillo… che emigro azz!!!!
Dài, Nascar: non ci scoraggiamo. La Storia siamo noi,
scrisse il cantastorie. Ci siamo noi, per l’appunto. E noi bastiamo
e basteremo, da soli: a far tornar grande questo Paese. E a
proposito di grandezza – incompresa, purtroppo – di analogico e
di… Maremma. come tu da “toscanaccio” scrivi: ma quanto, ma
quanto, ma quanto era straordinariamente bella, affascinante,
superlativa, sexy, strabiliante, meravigliosa, strepitosa,
incantevole, ammaliante, sconvolgente, accattivante, dinamica,
spettacolare, innovativa, anticipatrice… E poi: continuate voi…
la Fiat 130 Maremma? Tornassero, quelle automobili! Soprattutto: le
producessero! Torneremmo a esser contenti e a pensare che il mondo
potrebbe essere più bello… Francesco
questa volta non sono d’accordo con te. Non tanto sulla
parte che giustamente attribuisci all’elettronica, quanto proprio
sul concetto da te espresso secondo cui “La meccanica ormai ha ben
poco da dire e da svilupparsi rispetto all’elettronica”. Senza
voler approfondire troppo il concetto di “meccanica quantistica”,
secondo cui, dal momento che tutto ciò che ci circonda è costituito
in ultima analisi da atomi e molecole e quindi ci siano infinite
possibilità di ottimizzazione di ciò che abbiamo (il concetto è
stato enunciato da Planck, ma in Oriente le filosofie abbracciano
da secoli questi concetti applicandoli a vari livelli), ti chiedo:
secondo te, senza i progressi meccanici degli ultimi anni
l’elettronica da sola avrebbe permesso di contenere consumi ed
emissioni nonostante il peso delle auto sia sensibilmente
lievitato? Sarebbe possibile pensare ad alimentazioni elettriche,
che fino a pochi lustri fa erano quasi impensabili (vedi Tesla)? E’
vero che il “grosso” della meccanica, il “nocciolo” è pressochè
stabile da anni, ma la ricerca scientifica difficilmente procede “a
balzi”, ma per via di affinamenti continui, maniacali. Che a volte
determinano un “balzo” nei risultati, ma sempre per via di
modifiche “di dettaglio”. Ora, l’elettronica va invece spesso “a
balzi”, ma con conseguenti dubbi di “affidabilità”. Sei proprio
sicuro che la meccanica non abbia più nulla da offrire?
Non certo quanto ha da offrire l’elettronica, amico mio! I
progressi avverranno anche a livello meccanico ma saranno bazzecole
rispetto ai futuri progressi dell’elettronica. Fare sospensioni
multilink a tre, quattro o cinque bracci non comporta il possesso
di chissà quale know-how di cui i cinesi non possano godere. Non
siamo negli anni ’60 quando la tenuta di strada di una Giulia era
superlativa rispetto a quella di qualsiasi altra berlina media a
livello europeo o mondiale! Adesso anche la tenuta di strada e,
soprattutto, la stabilità per la maggior parte sono determinate dal
sofisticato livello dell’elettronica e dal suo interagire con gli
organi meccanici. Un ESP che funzioni bene e sia correttamente
tarato e che interagisca al meglio con le sospensioni e l’assetto
della vettura è quanto basta per garantire le migliori qualità
stradali, le quali saranno sempre più influenzate dalle componenti
elettroniche più che da quelle meccaniche della vettura. È qui che
si gioca la differenza tra una vettura e l’altra, proprio perché è
difficile raggiungere l’ottimo compromesso tra qualità meccaniche e
controlli elettronici vari. Sono anni che non leggo più sulle
pagine di 4R che la tale vettura è superiore alla tale altra in
qualità stradali a causa del suo comparto sospensioni (multilink al
posto del ponte torcente, quadrilateri al posto del MacPherson,
ecc.), mentre leggo sempre più frequentemente che l’ESP di quella
vettura non consente uno sfruttamento ottimale delle qualità
stradali perché troppo “invasivo” (e quindi impedisce al guidatore
di intervenire personalmente nel determinare la direzionalità della
vettura) o perché entra in funzione troppo in ritardo creando
qualche apprensione soprattutto nel pilota meno esperto. Nessuno
dice che la meccanica non conta più niente, ma è l’elettronica che
sempre più in futuro ci regalerà auto più sicure, più parche, meno
inquinanti e più affidabili. Cordialmente Salvatore
ma ne sei proprio sicuro? Cioè, è chiaro che l’elettronica,
in virtù anche di una sua più recente industrializzazione, sta
facendo il “botto” (non senza problemi di affidabilità però,
ricordiamocene), ma la meccanica non è da meno. Certo, si tratta di
novità meno “urlate” ed evidenti, ma non del tutto impalpabili: io
ti ho citato le trasmissioni elettriche, ma non ci sono solo
quelle. I materiali leggeri che vengono utilizzati, senza andare a
discapito della sicurezza e resistenza, in motori e carrozzeria e
telai? Non è meccanica? Gli stessi materiali che consentono
(naturalmente grazie a controlli elettronici sofisticati, non lo
metto in dubbio) di raggiungere efficienze mai ottenute prima? Ci
dimentichiamo forse dei risultati nelle prove dinamiche, migliori
nettamente per alcune auto dotate di “pacchetti” sospensioni-motori
ecc.. più costosi e raffinati? Ti ricorderai le querelles nate sul
fatto che la Giulietta abbia modificato le sospensioni rispetto
alla 147. E la tanto sbandierata tecnologia Ecoboost della Ford? E
i motori ibridi Toyota? Certamente l’elettronica consentirà di
GESTIRE meglio e in modo sempre più complesso la base meccanica. Ma
se la base meccanica resta quella di 100 anni fa, non basta la sola
elettronica a sanarla. Questo perchè la fisica viene prima di
tutto. Così, anche l’ESP migliore se messo a salvare una ciofeca di
auto non farà bene il suo lavoro, perchè gestisce
componenti…meccaniche. Sarebbe come mettere le scarpe da
ballerina a uno scalatore e mandarlo sul K2. Certo, senza ESP
quell’auto andrebbe ancora peggio…. Oppure, secondo te anche con
la centralina più sofisticata si riuscirebbe a omologare un motore
anni ’60 Euro6, mantenendo delle prestazioni almeno decenti? Non
credo, lo si può fare grazie ai progressi della meccanica. I quali
progressi sono molto più sottili, chiaramente, ma non per questo
meno importanti. Potranno essere anche inferiori in numero rispetto
a quelli dell’elettronica, ma senza di questi l’elettronica fa la
fine dello stomaco di Menenio Agrippa.
Le qualità stradali pre-intervento ESP sono esclusivamente
meccaniche ma col vincolo che sono legate all’abilità del guidatore
(l’abilità di non superare il limite in cui interviene l’ESP).
L’intervento ESP cerca di salvare il salvabile quando si supera il
limite degli equilibri meccanici combinato con le capacità del
conducente. L’ESP non può salvare più nulla quando si supera il
vero limite fisico e meccanico del veicolo. L’elettronica gestisce
l’intervento ma è la meccanica che definisce la potenzialità ed il
risultato di tale intervento. Forse, Salvatore, stai facendo un po’
di confusione sul posizionamento del confine tra elettronica e
meccanica. In aeronautica ed in generale all’elettronica sono
affidate funzioni di verifica, di controllo e di gestione delle
attuazioni. Tutto il resto, tutto ciò che è gestito
dall’elettronica è meccanico. L’ESP come strumento elettronico è
come un cervello senza il corpo: non serve ad una cippa. Gli
necessitano un buon telaio, dei buoni freni ecc ecc. Forse è in
questa distinzione che non ci capiamo.
La querelle “meccanica/chimica/elettronica” mi ricorda la
storiella delle parti del corpo umano che litigavano per chi
dovesse essere il comandante. Il Cuore (meccanica) diceva che
doveva essere lui a comandare, perche’ era l’organo che pompava il
sangue nel corpo tenendolo in vita. Il Cervello (elettronica)
diceva che doveva essere lui il capo perche’ ogni attivita’ e
funzione del corpo era comandata dai suoi calcoli. Le interiora
(chimica) dicevano che dovevano essere loro a comandare perche’
l’energia per vivere era generata dalle loro reazioni sul cibo. Ma
tra tutti una voce in lontananza richiedeva la leadership: era
l’ANO. Tutti risero, e l’ano si offese ed entro’ in sciopero, non
permettendo piu’ al corpo di scaricarsi. In breve tempo il cuore
ando’ in fibrillazione, il cervello sragionava, le interiora si
infiammarono e tutto il corpo ando’ in sofferenza. Allora il
consiglio degli organi delibero’, e l’ano ebbe il titolo di RE del
corpo. Per chi cercasse una morale in questa storiella, suggerisco
di ragionare in questo senso: la meccanica, l’elettronica, la
chimica, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, sono importanti per l’auto
tanto l’una quanto le altre. Ma alla fine basta un ano qualunque
(magari alla guida dell’auto in questione) che non fa quello che
dovrebbe fare, e tutto quanto va a scatafascio. Molto analogico,
non trovate??? Saluti
Ma allora il progresso è nell’auto “anologica”?
È una “versione allargata” e, in qualche misura, più
tecnologica della “metafora degli arti e dello stomaco” del
diplomatico mediatore tribuno Menenio Agrippa… Corsi e ricorsi
storici. Francesco
Verissimo Fede. Il downsizing dei motori attuali, con
cilindrate minori ma cavalli e coppia in buona quantità ha permesso
di ridurre consumi ed inquinamento. E questa non è sola
elettronica, anzi. Il principio base dei motori a scoppio sarà
anche sempre lo stesso ma i progressi fatti grazie all’insieme di
elettronica, meccanica e chimica hanno consentito di rendere
preistorici i motori di 30 anni fa. Sospensioni push-rod e pull-rod
(attualmente in F1 ed in qualche super-car di serie). Affinamenti e
novità tecniche date dalla scoperta di nuovi materiali. I
catalizzatori ed i sistemi anti inquinamento che abbattono le
emissioni nocive si basano su chimica e meccanica dei materiali. Le
leghe leggere e i materiali compositi. Solo i costi sono un limite
alla meccanica. Immaginatevi il guadagno di peso e rigidezza se
anche la vostra auto avesse una monoscocca in carbonio e kevlar. Il
nuovissimo 787 della Boeing è un aereo innovativo nell’ampio
utilizzo di materiali compositi e titanio in proporzioni mai viste
su di un velivolo civile. Sfortunatamente soffre di problemi di…
elettronica. Mi sembra che la meccanica abbia ancora tantissimo da
esprimere. I materiali che sono in cantiere nel campo spaziale ed
aeronautico sono qualcosa di veramente fantascientifico (si parla
anche di materiali che possono variare la propria struttura
seguendo stimoli elettrici controllati). L’elettronica ha tanto da
dire, ma le tre scienze di ingegneria meccanica, elettronica e
chimica hanno tutte e 3 margini enormi. (del resto anche le bobine
elettriche dei motori elettrici si muovono completamente su sistemi
meccanici). E per adesso penso di potermi fermare qua.
Rivolgendomi ad entrambi (Nascar e Fedefournier) non posso
che confermare quello che ho già detto. Se la Toyota Aygo viene
considerata dalla rivista più autorevole di automobilismo come una
delle vetture in cui funziona meglio l’interazione tra ESP e telaio
e comparto sospensioni, non è certo merito di chissà quale
sofisticazione meccanica della stessa vettura che monta un banale
McPherson davanti e un altrettanto banale ponte torcente
posteriore. La Ford Focus dovrebbe essere meccanicamente più
sofisticata essendo una compatta e non una citycar…eppure 4R si è
lamentata che in questa vettura l’interazione tra ESP e telaio non
funziona alla perfezione. Il progresso in termini di tenuta e di
stabilità è risultato molto maggiore grazie all’intervento dell’ESP
che non alla maggiore sofisticazione meccanica del comparto
telaio-sospensioni (è ovvio che mi riferisco al periodo degli
ultimi 15-20 anni, quando è iniziata la diffusione dei controlli
elettronici sulla frenata, la tenuta di strada, la stabilità ed in
genere sul comportamento stradale delle vetture). Cordialmente
Salvatore
Per quanto riguarda il limite fisico di ogni vettura è
corretto quello che dici, ma l’ESP ti porta proprio a non superare
il limite fisico “avvertendoti” con un congruo anticipo
(soprattutto se l’ESP funziona bene senza essere né troppo invasivo
né troppo ritardante…). Mentre anche con una Lamborghini
Aventador, se fosse priva di ESP, sarebbe difficile capire quale
risulta essere il limite fisico della tenuta della stessa. Ed è per
questo che è meglio una Aygo con l’ESP che un’ipotetica Aventador
priva di tale dispositivo: parlo ovviamente se alla guida ci sia un
guidatore normale e non un pilota di formula 1, anche se l’errore
lo può compiere anche quest’ultimo… La riprova? Le prime auto a
montare di serie l’ESP non sono state le citycar, ma le auto
sportive, come Ferrari e Lamborghini, le quali, per quanto a parità
di velocità più sicure di una citycar, non lo sono affatto se
teniamo conto delle eccezionali prestazioni di cui sono capaci.
Cordialmente Salvatore
Salvo, è vero sono un pò arruginito come meccanico, non
oggi mi occupo del
Concordo, la
Comunque
lavoro sui motori da molti anni, troppi.
civile e non industriale se non marginalmente. Però mi occupo di
modelli matematici, per cui l’elettronica applicata, dal punto di
vista di chi ci deve combattere, devo conoscerla bene e essere
aggiornato, appunto, dell’ elettronica, non mi fido
meccanica, o meglio il motore endotermico classico, ha poco da
dire, anche se quando studiavo, sui libri ( tra cui i sacri testi
del Giacosa) era riportato che la massima potenza specifica
ottenibile sui motori da gara era di 100 CV/L, oggi la stessa
potenza specifica c’è l’abbiamo sulle ultime citycar, così ho
dimostrato quanto sono vecchio ed arruginito
concordo con Nascar, trasferire conoscenze nella meccanica è molto
più difficile che nell’elettronica, dove la componentistica
elettronica per il settore auto è molto più scadente, e trovabile
sul mercato mondiale, rispetto a quella meccanica. Che i cinesi
procedano a grandi passi e ci raggiungano è cosa ovvia.
La mia differenziazione è molto meno tecnica degli esimii
amici che mi hanno preceduto nei commenti. Io ho visto la
differenza quando invece che ripararmela da solo con pochi attrezzi
(e poche lire….), ho dovuto portarla dall’autoriparatore perchè
ero sprovvisto di tutti quei Pc che analizzano l’auto.Mi ricordo
ancora quando nel 1988, causa rottura filo dell’accelleratore,
rimasi a piedi con la mia vecchia auto a carburatori…. bastò un
pezzo di filo di ferro e via a casa senza troppi
problemi.Proviamoci adesso!!!!!
Analogico o digitale e’ un confine mentale. Il primo passo
puo’ essere condiderato (ante litteram) il passaggio dalla
manovella al motorino d’avviamento. In realta’ il digitale
percepito non e’ quello che c’e’ nel cofano motore o sparso nelle
centraline qua e la’, ma quello che consente l’interattivita’ con
il mezzo e con il mondo esterno, che a volte possono essere anche
la stessa cosa. Ma non tutto cio’ che e’ digitalizzato viene
percepito (e quindi vissuto) come tale. PS: mi scuso se sicuramente
avro’ ribadito i concetti espressi da altri ma non ho letto tutto
il filo dei messaggi.
La verità è un po’ differente. Le case stanno facendo un
errore strategico considerando la digitalizzazione come un elemento
legato al veicolo e quindi si preoccupano di come poterla gestire;
invece i devices digitali sono personali (smartphone, tablet) basta
semplicemente pensare ad degli alloggiamenti per loro invece che
imitarne le forme (Mercedes Classe A) o cercare di farne dei
similari. In tal senso ottima la scelta GM per Adam di
interfacciare le mappe del proprio smartphone sullo schermo del
cruscotto. Ma la soluzione mi sembra ancora più semplice datemi uno
spazio per il mio smartphone o tablet e permettetemi di usarlo come
interfaccia. Le case innovino sul fronte auto sul fronte digitale
lascino fare a Apple, Samsung e sviluppatori di app. Dura pensare
di non essere più al centro del mondo!
Siamo noi esseri umani che dovremmo smettere, per il nostro
bene, di pensare di essere il – e neppure “al” – centro del mondo.
Che bisogno c’è, qual necessità v’è di “interfacciare” – come usano
dire gli adolescenti di oggi utilizzando un neologismo dall’oscuro
e vuoto significato, ammesso ne abbia almeno uno – dispositivi
elettronici di comunicazione con i comandi di una automobile? Se
l’uomo smettesse di credere, presuntuosamente, di essere “il”
centro del mondo e recuperasse una dimensione più spirituale e
semplice, contemporaneamente più ricca di valori intensi e
passionali: in un amen si renderebbe conto che guidare è un piacere
immenso e, com e tale, non va sprecato, ma goduto fino in fondo
ascoltandone le sfumature più intense. Quando su guida: che si
guidi, gustando le sensazioni che l’automobile ci regala e
trasmette al nostro cuore, ancor più e prima che alla mente.
Abbiamo tutto il tempo, e le possibilità, una volta usciti
dall’automobile ben avendola parcheggiata, entrati a casa, di
accendere un computer e pórci – ora sì – al centro di un mondo che
può raccontarci infiniti incanti: se solo sapessimo umilmente
ascoltare le mille e mille voci a tempo debito. Prima voce fra
tutte: vivere, realmente, quel che scorre attorno e dentro la
nostra automobile mentre guidiamo. Per far ciò non abbiamo bisogno
di dispositivi di comunicazione elettronica: perché gli unici che
sanno raccontarci il mondo, attraverso infinite sfumature poetiche,
sono il nostro cuore, i nostri occhi e la nostra automobile.
Francesco
Approvo in pieno. In Auto cercate di godervi la guida e
l’AUTO. Fuori da essa connettete lo smartphone od il tablet od il
pc e connettetevi con il mondo. La prossima frontiera sarà il
profilattico che ti permette di chattare? Sai, caso mai si
preferisse essere connessi con il mondo invece che con una donna.
Vi sono ancora poche emozioni al mondo. L’auto ce la stanno
ammazzando… rimane il cibo, il bere (con la testa, degustare, non
tracagnare giù), il sesso, l’amore…. Se non vi godete queste cose
ma preferite la connessiona su facebook… beh, che vivete a
fare?
Simpaticamente forte, ma amaramente vero.
Francesco
E non sono un talebano. Anche io sono molto digitalizzato
ed apprezzo la tecnologia che permette connettività (comodissima).
Però sono anche attaccato ai piaceri “tradizionali” che la vita
offre e che ritengo più forti e intensi di quelli
digitali.
il tema è molto interessante, e richiede osservazioni e
riflessioni analitiche. le case automobilistiche hanno, chi più,
chi meno, 100 anni, hanno seguito e spesso (mi si passi il termine)
guidato l’andamento del gusto. devo cercare e, in qualche modo
inoltrare delle immagini di modernissime architetture anni ’30 e
coetanee automobili, che a confronto (in foto dell’epoca)
sembravano già pezzi da museo, il confronto è sconvolgente, e
testimoniano come l’auto abbia fatto passi da gigante, sia da un
punto di vista sostanziale che formale. (antonino
muscaglione)
Il tema è proprio interessante. Complimenti. Come
l’automazione industriale ha cambiato la vita lavorativa, così
l’elettronica sta cambiando l’auto e il modo di condurla. Credo che
un’auto moderna (di solito guido un’ibrida Toyota) sia meno
“piacevole” da condurre di un’auto con zero elettronica (che si
lascia guidare). Ma le condizioni odierne in termini di traffico,
quantità e qualità di guidatori lasciano poco spazio: elettronica e
tecnologie dei materiali servono (e tanto) a limitare i pericoli
della guida e i danni derivanti da incidenti. E quindi, il mio
personale spartiacque tra auto analogica e digitale l’ho messo in
funzione del territorio: quando sono nel deserto uso un’auto senza
elettronica e ho il piacere di farla avanzare perchè la “guido”,
quando sono in Italia uso un’auto moderna con più computer che
posti a sedere, ricca di “funzioni” e con tanta automazione (luci,
tergi, temperatura interna, telecamere, info traffico, …). E in
città uso i mezzi pubblici, così risparmio.
La discussione è senz’altro interessante. Io vorrei
ricordare che la digitalizzazione ha interessato anche altri campi
della ns. vita, tra i quali il mondo dell’HI-FI che – da sempre – è
stato analogico e che ha visto e ci ha fatto assistere al suo lento
ed inesorabile decadimento dal momento in cui Philips lanciò il
Compact Disc ed il solco sul vinile finì nel retrobottega (ma si
trova ancora). Ecco anche qui, nel campo della cosiddetta “musica
colta”, il mondo degli appassionati si è trovato dapprima diviso in
due e poi, col passare del tempo, a doversi adattare a queste nuove
tecnologie. Ma, e chi ha una certa età lo sa bene, a tutt’oggi non
c’è stata poi tutta ‘sta rivoluzione, così tanto prevista e
decantata dai media. Anzi: il vinile è stato recentemente
riscoperto e ri-apprezzato proprio per le sue capacità dinamiche e
sonore che nessun CD è riuscito finora a riprodurre! Se poi
vogliamo affrontare il discorso che la musica oramai gira tutta in
formato MP3 o comunque sia in Files compressi e con la banda audio
“sfrondata” delle gamme bassi ed acuti, per far si che i Files
stessi siano più leggeri e che ci stiano a centinaia su una Pen,
allora possiamo anche dire che la vera alta fedeltà è proprio
morta. Che senso ha portarsi a casa un impianto da 20.000 euro, con
capacità di riprodurre frequenze dai 20Hz ai 22KHz, se poi sul
frontale dell’amplificatore inseriamo nell’apposita presetta l’IPOD
o USB con dentro migliaia di Files “monchi” e compressi ? Voglio
dire che l’avvento del digitale ha davvero fatto la differenza in
molti campi, tipo gli orologi, la precisione del clock negli
strumenti, di misurazione e di calcolo, per non parlare di ambito
ospedaliero e medico (stanno arrivando i robot teleguidati!) nonchè
scientifico e tecnologico, ma che in altri campi – e quello
dell’auto nè costituisce uno grande come una casa – questo
incaponirsi nel voler a tutti i costi sostituire tutto quello che
già c’era di buono in un’auto (frutto, appunto, di 100 anni di GP,
di Competizioni, di ricerca e sperimentazione) con i Leds e gli
ologrammi parlanti, il sedile intelligente, oppure il navigatore
che ti bacchetta sulle mani se salti l’uscita prevista, ecco ..
dicevo che tutto questo insistere su un turbinio di “optionals
necessari” alla fin fine fanno decadere il significato stesso ed il
fine ultimo di una autovettura che, in fin dei conti cosè, se non
un mezzo di trasporto su ruote e sempre vincolato dalle leggi della
fisica e della gravità al vile suolo terreno?
si ma non gli basta montare un tablet in mezzo al cruscotto
per farmi credere che l’auto si sia evoluta,sotto sotto è ancora la
stessa stufa nata più di 100 anni fa e,non basta farla gestire da
un computer per farla progredire ,se anche manda sms o e.mail o
guida da sola non è quello l’importante lo fa anche la mia caldaia
a pellet(gestita da centralina e attivabile via telefono come tanti
altri elettrodomestici odierni da due soldi)30 anni fa si pensava
che ai giorni nostri avremmo avuto auto volanti che vanno senza
inquinare e invece…..
se si volesse basterebbe lasciare uno spazio in cui
connettere un qualsiasi pulciosissimo tablet da 100 euro sul
cruscotto che d’incanto l’auto avrebbe a disposizione tutta la
multimedia pensabile,comprese le impostazioni dell’auto stessa ,le
stesse funzioni che su di un’auto ti fanno pagare migliaia di euro
pensateci un giocattolo da pochi euro lo può tranquillamente
fare,si ma poi che caxxo ce ne facciamo??
Si certo, se vogliamo guardare per il sottile le cose che
ci stanno attorno, allora scopriamo tanti paradossi. Uno vecchio (e
classico) è quello dell’afghano che se ne sta fermo ad aspettare
per mesi, fermo immobile e con in tasca un sacchettino di radici.
Poi arriva il marine, iper tecnologicizzato, iper mimetizzato,
collegato al satellite e teleguidato via Internet e .. pum! Un
colpo e fine della storia. Analogico uno, digitale zero. Oppure se
vogliamo, possiamo considerare che le due guerre mondiali, con
tutto il bagaglio di scoperte ed innovazioni (anche aerospaziali)
si sono svolte in totale assenza di elettronica: tutti i mezzi
circolanti erano muniti di strumentazione analogica/meccanica e che
solo nel 2° conflitto iniziò a venir montata .. la radio! E che
comunque si voglia guardarla (l’elettronica) era sempre e
rigorosamente a valvole !! Quindi, quello che vorrei dire è che
l’uomo, con i suoi sensi, la sua intelligenza e capacità di
interagire con l’ambiente, ha alla fine una sua importanza – anzi -
una enorme importanza, nel condurre un qualsiasi veicolo, sia su
terra che in altri elementi. Perchè l’uomo è analogico di suo, e si
è evoluto in uno spazio tridimensionale assolutamente analogico,
così come si sono evoluti (assai prima di lui) tutti gli esseri
viventi sul Pianeta. Come abbiamo tutti visto, pesino un
grattacielo galleggiante come la Concordia è riuscita a spiaggiarsi
.. e si che ne aveva di elettronica a bordo !? Dall’altra parte,
magari, troviamo chi con un guscio di noce ti traversa l’Oceano
..
Scusate se torno sull’argomento, ma volevo solo dire
un’ultima cosa, e cioè che il mio appunto (un filino pesante)
sull’analogico vs. il digitale e le relative dissertazioni sul
CD-Rom, la musica in formato MP3, ecc. volevano solo dire che il
digitale e la digitalizzazione di tutto e “per tutto” ha dei limiti
intrinsechi e decisi aspetti paradossali, soprattutto quando la si
deve poi applicare al quotidiano, alle cose spicce .. ovvero – e
rieccoci – al mondo degli umani, che è assolutamente analogico! Il
guidare un mezzo, nel caso specifico un’autovettura, comporta
l’attivazione di tutti i nostri sensi e la costante percezione di
infiniti parametri, quali la velocità assunta dal nostro corpo, la
posizione del veicolo sul suolo, la traettoria, il suo rapportarsi
con gli ostacoli, le traettorie e le velocità degli altri veicoli,
quelli che stanno accostando e quelli che invece si stanno
immettendo, i pedoni e gli eventuali bambini che possono
ulteriormente interferire in questo “caos circostanziale”. Il
nostro cervello effettua un enorme lavoro di calcolo e di stima di
infiniti parametri, alcuni dei quali – probabilmente – possiamo
solo cercare di abbozzare, nel volerli descrivere nel dettaglio,
tanta è la loro complessità biometrica e biochimica. Quindi dove
voglio arrivare? Semplice: il mettersi alla guida di un’auto è
mettere in moto se stessi, solo che andiamo molto più forte di
quanto madre natura ci abbia concesso e questo avviene perchè è il
mezzo stesso che ce lo permette. In pratica, questo diventa come
una nostra propaggine, sia in larghezza che in lunghezza .. noi si
diventa un tutt’uno con l’autoveicolo, e non sto affatto scherzando
se dico così: nel nostro cervello si innescano istinti e
stimolazioni di remoti centri che “ci fondono” con il mezzo
meccanico, tanto e fino al punto che arriviamo a considerarlo
davvero come una proiezione di noi stessi, da cui gli inseguimenti
per solo l’averci tagliato la strada, o le incazzature terribili
per l’agente che ti sbuca dalla siepe con in mano il telelaser e
relativo verbale! Roba da infarto. Ecco, cosa c’entra l’elettronica
in tutto questo? Cosa vuol dire “rendere intelligente” un telaio,
magari mettendogli sopra tutta una serie di centraline digitali e
una infinità di sensori? Secondo me non ci azzecca per niente ..
l’auto la possiamo – infine – anche farla parlare, far sì che ci
riconosca, che saluti le persone che salgono e che ci camminano
vicino (?) che ci dica in che punto lati-longi esattamente ci
troviamo, o che cosa si trova sotto di noi, nel punto
diametralmente opposto sul Globo .. ma poi siamo noi che dobbiamo
muovere l’auto! Quindi sta a noi mettere in moto i nostri infiniti
circuiti di sensori di cui siamo già dotati da qualche manciata di
millenni, che ci permettono di vivere nel 3D analogico di cui siamo
tutti figli. Il voler insistere nel far sì che si possano
sostituire le nostre funzioni (ripeto, IPERcomplesse!) con delle
scatolette piene di rettangolini di silicio e, da questo, farci il
lavaggio del cervello convincendoci che l’auto ormai è diventata un
call-center multimediale, dove ti puoi rilassare e svagare, “tanto
l’auto và da se”, credo sia veramente il superamento di ogni limite
imposto all’umana decenza, nonchè una immensa offesa
all’intelligenza umana! L’elettronica, esasperata a questi livelli,
farà peggio anzichè far meglio .. proprio perchè creerà generazioni
di “non guidatori”, inibendo loro quei centri di analisi o
propriocettori insiti nel corpo umano e frutto di una
sofisticatissima evoluzione. Concludo: elettronica sì ma solo
applicata ai circuiti di controllo trazione e sicurezza attiva.
Quindi meno invasiva sul propulsore, sullo sterzo e sul circuito
frenante (guarda caso fonti di problemi a non finire!) e se proprio
si deve infilare l’HI-End .. ecco, che sia messo solo ai sedili
posteriori. E lasciamo guidare in pace lo Shumi di turno! Godiamoci
un pò ‘sto 6V, la sua voce e la trazione posteriore ..